Nel settembre 1930 Benedetto Croce tenne a Oxford una conferenza in cui denunciava
una «sorta di decadenza del sentimento storico quando non addirittura uno
spiccato atteggiamento antistorico» dell'età sua, caratterizzata da una diffusa
debolezza morale, nevrosi e disperazione che si riverberavano in
un'irreversibile perdita di valore della storia. In effetti, in quei mesi, per
Croce non c'erano soverchi motivi di ottimismo, non solo in Italia, dove, dopo
la stipula dei Patti Lateranensi si andava consolidando il regime fascista, ma
soprattutto in Europa in cui ormai si era infranta l'onda della crisi economica
dell'ottobre 1929.
I libri, come certi amori, a volte ritornano. È questo il caso dell'Autobiografia di un picchiatore fascista di Giulio
Salierno, un successo editoriale quando fu pubblicato nel 1976 per i tipi
Einaudi, oggi riproposto dalla Minimum fax (euro 14) con una prefazione di
Sergio Luzzatto e una nota della figlia dell'autore Simona. Un libro postumo
due volte: Salierno è morto nel 2006 e la storia che racconta è ormai
lontanissima da noi, eppure, a distanza di oltre 30 anni, si rinnovano le
ragioni del suo interesse.
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