Il «divo Giulio», il grande concimatore – La Stampa, 25 maggio 2008

Un film su Andreotti, per riuscire, doveva evitare due scogli: l’effetto «Bagaglino», che ricorre in analoghe fictions televisive, e lo spettro neo-realistico del film di denuncia moralista, naturaliter contro il cinquantennio di regime democristiano. Sorrentino vince la sfida in quanto non elude l’ostacolo, ma lo affronta con coraggio. Anzitutto, sceglie la cifra della surrealtà e il registro della trasfigurazione caricaturale per raccontare il «divo Giulio» e la sua corte. In secondo luogo, costruisce il film attraverso un minuzioso scavo archivistico, mettendo in bocca ai suoi personaggi una serie di frasi tratte da interviste, atti processuali, commissioni d’inchiesta e dichiarazioni ufficiali.

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Per Pansa un via col vento all’Emiliana – La Stampa, 16 maggio 2008

Dopo una serie di fortunati saggi dedicati alle violenze inflitte dai partigiani ai fascisti nel periodo successivo alla fine della Resistenza, Giampaolo Pansa si cimenta ora con la scrittura di un romanzo, I tre inverni della paura, in uscita da Rizzoli. Come testimoniato dall’autore; egli ha raccolto il suggerimento di «una ragazza di destra», che nel corso di una presentazione del libro Il sangue dei vinti lo avrebbe invitato a scrivere il «Via col vento della guerra civile italiana». Detto, fatto.

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Nel giorno del dolore i brigatisti stiano zitti – La Stampa, 9 maggio 2008

Oggi si celebra la Giornata della memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi, nell’anniversario dell’assassinio di Aldo Moro. Tale provvedimento, caldeggiato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e approvato in modo pressochè unanime dal precedente Parlamento, ha tra i suoi obiettivi quello di correggere lo squilibrio esistente tra l’esposizione mediatica degli ex terroristi e la coltre di silenzio che, fino a poco tempo fa, avvolgeva il ricordo delle vittime e il quotidiano vissuto dei parenti, troppo spesso abbandonati dalla comunità civile e dalle istituzioni. Per ricucire questo strappo si è avvertita l’esigenza di trasformare quel dolore privato in un rito pubblico, un passo obbligato se si vuole avviare una riflessione critica sugli anni del terrorismo, come da più parti auspicato.

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