L’arte della fuga

«Yes, the end», così ieri Elle Kappa commentava con fulminante sarcasmo le dimissioni di Veltroni, ma non ne saremmo tanto sicuri.
Infatti, l’ormai ex segretario del Pd è un maestro nell’arte della fuga, una
virtù che non dovrebbe mancare al buon politico. Nel 2001, da segretario
dei Ds, lasciò il partito ai minimi termini organizzativi ed elettorali per
candidarsi a sindaco di Roma e attendere da quello scranno il prevedibile
evolversi degli eventi; nel 2007, da sindaco dell’urbe abbandonò la capitale,
prima per fare il segretario del Pd e poi  per concorrere al governo del
paese, lasciando a Rutelli la gestione di una sconfitta sempre più annunciata. E di nuovo, rispetto al comunismo, quando ancora
fumavano le brucianti macerie del muro di Berlino: «Io? Mai stato comunista».

(La Stampa, 19 febbraio 2009)

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Le rondini e gli avvoltoi

I documenti sono come le rondini, uno solo non fa
primavera. Per valutare una fonte, dunque, occorre approfondire il contesto in
cui essa è prodotta. La nota del vescovo Riva, redatta nei primi giorni del
gennaio 1975, anticipava la disponibilità di Paolo VI, manifestata il 22
dicembre 1975, a rivedere il concordato. Riva era parte di un fronte
ecclesiastico favorevole a questo progetto, a cui apparteneva, fra gli altri,
il cardinale Pignedoli.

(La Stampa, 17 febbraio 2009)

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Il rosso e i neri. Morucci a casa Pound

Nel gennaio 1974, ben prima dunque dell’esplosione del
movimento del ’77, Oriana Fallaci intervistò Giorgio Amendola. La giornalista
era rimasta sorpresa dal fatto che il dirigente comunista avesse utilizzato l’espressione
«fascismo rosso» per descrivere la propensione alla violenza politica dei «partitini»
extra-parlamentari nati sulle ceneri del movimento del ’68. 

(La Stampa, 6 febbraio 2009)

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