babele

Archivi Febbraio 2009

Il ruolo svolto dalle gerarchie ecclesiastiche nella storia del nostro paese è un orientamento antico che si basa su profonde e robuste radici storiche. All'origine dell'annosa questione sono le particolari condizioni di formazione dello Stato italiano che raggiunse l'unità soltanto dopo avere ridotto lo Stato della Chiesa ai minimi termini politici, territoriali, militari ed economici. Per secoli esso si era esteso da Terracina, al sud, fino a Bologna, al nord, occupando una superficie di circa 40.000 mila chilometri quadrati e tagliando in due la penisola italiana. Ma nel corso del Risorgimento la storia, con la perentorietà e l'evidenza delle sue lezioni confermò la rabdomantica preveggenza del noto giudizio di Niccolò Machiavelli, per il quale «non essendo adunque stata la Chiesa potente da potere occupare la Italia, né avendo permesso che un altro la occupi, è stata cagione che la [Italia] non è potuta venire sotto uno capo, ma è stata sotto più principi e signori, da' quali è nata tanta disunione e tanta debolezza che la si è condotta a essere stata preda, non solamente de' barbari potenti, ma di qualunque l'assalta».

(Diario, 20 febbraio 2009)

L'arte della fuga

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«Yes, the end», così ieri Elle Kappa commentava con fulminante sarcasmo le dimissioni di Veltroni, ma non ne saremmo tanto sicuri. Infatti, l'ormai ex segretario del Pd è un maestro nell'arte della fuga, una virtù che non dovrebbe mancare al buon politico. Nel 2001, da segretario dei Ds, lasciò il partito ai minimi termini organizzativi ed elettorali per candidarsi a sindaco di Roma e attendere da quello scranno il prevedibile evolversi degli eventi; nel 2007, da sindaco dell'urbe abbandonò la capitale, prima per fare il segretario del Pd e poi  per concorrere al governo del paese, lasciando a Rutelli la gestione di una sconfitta sempre più annunciata. E di nuovo, rispetto al comunismo, quando ancora fumavano le brucianti macerie del muro di Berlino: «Io? Mai stato comunista».

(La Stampa, 19 febbraio 2009)

I documenti sono come le rondini, uno solo non fa primavera. Per valutare una fonte, dunque, occorre approfondire il contesto in cui essa è prodotta. La nota del vescovo Riva, redatta nei primi giorni del gennaio 1975, anticipava la disponibilità di Paolo VI, manifestata il 22 dicembre 1975, a rivedere il concordato. Riva era parte di un fronte ecclesiastico favorevole a questo progetto, a cui apparteneva, fra gli altri, il cardinale Pignedoli.

(La Stampa, 17 febbraio 2009)

La storia tragica di Eluana è sottoposta in queste ore ai venti della strumentalizzazione politica più cinica ed è persino ridotta - horribile dictu - ad argomento di campagna elettorale nelle contrade di Sardegna.

(La Stampa, 8 febbraio 2009)


Nel gennaio 1974, ben prima dunque dell'esplosione del movimento del '77, Oriana Fallaci intervistò Giorgio Amendola. La giornalista era rimasta sorpresa dal fatto che il dirigente comunista avesse utilizzato l'espressione «fascismo rosso» per descrivere la propensione alla violenza politica dei «partitini» extra-parlamentari nati sulle ceneri del movimento del '68. 

(La Stampa, 6 febbraio 2009)

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