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Archivi Maggio 2009

Onorevoli Deputati, Onorevoli Senatori, è per me un onore essere stato invitato a ricordare la figura di Enrico Berlinguer, uno dei maggiori protagonisti della storia dell'Italia repubblicana, e di ciò ringrazio i parlamentari del Partito Democratico. Mi è stato chiesto, nello specifico, di soffermarmi su un aspetto della politica di Berlinguer che non ha avuto una particolare fortuna nel dibattito pubblico italiano, quello dell'austerità. Si tratta di un tema che la crisi economica dei nostri giorni ha riportato in auge non tanto come proposta di politica economica, ma piuttosto come suggestione di ordine morale che conserva, forse oggi più di ieri, elementi di stringente attualità.

L'austerità obamiana di Berlinguer

Un'idea attuale del suo pensiero per una nuova qualità dello sviluppo

 L'idea di austerità di Berlinguer è fra le più significative e tortuose del suo pensiero, ma non può essere ridotta a una semplice istanza moralistica o a un rifiuto intransigente del mondo dei consumi. In realtà, la questione mi sembra più profonda e grave. Berlinguer nel 1977 era convinto di una crisi imminente del modello di sviluppo capitalistico, un pensiero spiegabile con la crisi petrolifera del 1973, con la sconfitta degli Stati Uniti in Vietnam, con la diffusione di regimi socialisti in Africa, con la crisi sociale presente nelle principali aree urbane del pianeta. 

(Europa, 22 maggio 2009)

«Stop ai lavavetri a Firenze, pena l'arresto». Era fine agosto del 2007 e sui media nazionali impazzava l'ordinanza di un assessore alla sicurezza e vivibilità urbana, Graziano Cioni, che trasformava spugna, spatola di gomma e secchio in tanti corpi di reato.

(Diario, maggio 2009)

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