I tre partiti di Bologna


Quando la politica è debole tende a rinviare ad altri
le proprie responsabilità. Oggi tocca agli storici, cui viene rivolto l’appello
a occuparsi della strage di Bologna, una richiesta da rispedire al mittente per
alcune buone ragioni.

(Il Sole 24 ore, 9 agosto 2009)


Anzitutto, si tratta di fatti ancora troppo recentisul piano giudiziario: la condanna definitiva di Luigi Ciavardini risale all’11aprile 2007. In secondo luogo, la vicenda è protagonista, non da oggi, deldibattito politico più virulento, ove la sacrosanta sete di verità deifamiliari delle vittime è stata assorbita dal progressivo ossificarsi di tredifferenti partiti.

Il primo èquello della giustizia, formato dai magistrati che hanno emesso la sentenza edall’associazione dei parenti delle vittime. Per costoro la matriceneo-fascista è indubbia, la colpevolezza dei condannati acclarata e, semmai,deprecano la mancata individuazione dei mandanti. A quanti accusano questopartito di essere mosso dal pregiudizio ideologico o dal bisogno psicologico diavere dei colpevoli a ogni costo occorre ricordare che la magistratura ha sìcondannato tre neo-fascisti, ma nel corso dei processi ne ha assolti deglialtri. Sul piano storico si può sostenere con certezza che, nei documentiscritti tra il 1977 e il 1980 dall’area oltranzista gravitante intorno aFrancesca Mambro e a Valerio Fioravanti, una strage come quella di Bologna eradentro la cultura politica e le pratiche del gruppo. Inoltre, il nesso traneo-fascismo italiano e stragismo, così come il tentativo di depistare leindagini attribuendone le responsabilità alla sinistra, è storicamente provatoda almeno tre fatti: un reo confesso (Vincenzo Vinciguerra, autore della stragedi Peteano del 1972); un arrestato (Gianfranco Bertoli, autore della strage allaQuestura di Milano del 1973) e un incidente di percorso (Nico Azzi, ferito nel1973 dallo scoppio di una bomba che stava innescando sul treno Torino-Roma, conuna copia di «Lotta Continua» in bella vista in tasca). Ciò detto, sembra quasiun’ovvietà ricordare che la verità giudiziaria è solo uno dei molteplicifattori in campo che lo storico deve soppesare, una delle forme in cui siesprime quella «volontà di verità» che Michel Foucault riteneva un trattopeculiare della cultura occidentale.

Esiste poi unsecondo partito, quello del depistaggio, il quale ha cercato di affermare latesi che dietro la condanna di Bologna vi sia l’ennesimo complotto dellamagistratura rossa. A incattivirlo è stata un’anomalia dell’inchiesta sullastrage del 1980: essa è l’unica in cui i depistatori sono stati condannati conuna sentenza definitiva e che dunque è riuscita ad attingere una veritàprocessuale non limitata alla manovalanza. Fra questi vi è Licio Gelli, il capodi tale partito, il quale ancora sostiene irridente che la strage sia stataprovocata da un mozzicone di sigaretta che avrebbe innescato un esplosivotransitante «da Bologna per caso». Alcuni esponenti dei servizi segretiitaliani, che il caso vuole fossero iscritti alla P2, hanno deliberatamenteostacolato l’attività della magistratura, alimentando una serie di ipotesialternative: dalla pista libanese a quella libica, che legherebbe Bologna allastrage di Ustica, fino alla cosiddetta campagna «Terrore sui treni» per cuisono stati condannati. L’obiettivo di queste operazioni era duplice: da unlato, distogliere l’attenzione da responsabilità e intrecci italiani;dall’altro, avvelenare la democrazia repubblicana, proteggendo chi seminava inmodo indiscriminato il terrore allo scopo di costringerci a scegliere tra uncolpo di Stato militare e l’esigenza salvifica di una stabilizzazioneconservatrice.

Infine, c’è unterzo partito, quello dell’amnistia, guidato da Francesco Cossiga, il qualeavanza il sospetto che la strage abbia una matrice palestinese, una ritorsioneper il mancato rispetto di alcuni accordi stipulati da Aldo Moro dopo la stragedi Fiumicino del 1973 per salvaguardare l’Italia da ulteriori atti diterrorismo. La sostanza di questa posizione ha un nocciolo duro: il delittopolitico richiede giustizia politica, che significa esautorare la magistraturaordinaria della sua funzione giudicante. Sul piano storiografico ha due motividi interesse: da un lato, ritiene che sia l’eversione di destra sia quella disinistra, per quanto fenomeni italiani, debbano essere inseriti dentro uncontesto internazionale condizionante; dall’altro, individua nel frontemediorientale, e non nel tradizionale conflitto est-ovest, il punto caldo dellaguerra fredda, una frizione che concorrerebbe a spiegare una serie di avvenimenti,dall’abbattimento dell’aereo Argo 16 nel 1973, alle conclusioni del sequestroMoro fino alla strage di Bologna. A ben guardare, l’intervento palestinese nonescluderebbe affatto un’inconfessabile manovalanza neo-fascista o unaconvergenza di interessi fra ambiti autonomi, dal momento che quella causa diliberazione, in nome di un antisemitismo radicale, è stata sempre vista confavore dai neo-fascisti. Questo partito ricava la sua forza mediatica dallatrasversalità politica: lo stesso Cossiga afferma che è stata la brigatistarossa Anna Laura Braghetti a convincerlo dell’innocenza di Mambro e Fioravanti.Dietro la cultura dell’amnistia, infatti, vi è il presupposto di unpatteggiamento bilaterale: ad esempio, io, da sinistra, dico che tu sei innocentee tu, da destra, smetti di chiedermi chi c’era sul sellino della moto Honda invia Fani e così via. Inoltre, l’amnistia è la pre-condizione dell’oblio, ossiadella rimozione di ciò che è stato perché nessuno (gli uomini di governo diallora, i terroristi di destra e di sinistra, le aree di contiguità di entrambigli schieramenti) ha interesse a ricordare: sono tutti dei sopravvissuti.Infine, la composizione incrociata del fronte manda in sollucchero i sacerdotidel senso comune italiano: vedere un estremo che assolve l’altro è la confermache «gli estremi si toccano» e a uscirne illibato, sul piano storico, è tuttoil resto, ossia la maggioranza.

Tuttavia, strideil persistere di un’anomalia: si ha un ex presidente della Repubblica cheattacca il partito della giustizia e ammicca a quello del depistaggio.Bisognerà capire il perché, ma in gioco non sembra esserci solo l’onorabilitàdei propri trascorsi personali e come classe dirigente, ma anche gli equilibridi potere esistenti oggi in Italia, perché la politica, quando si fa brutale, tendea strumentalizzare il passato e a trascurare il futuro e perciò èstrutturalmente aliena al sapere storico.

Per questimotivi, lo studioso di storia respinge l’invito: sa che la polvere sollevatadallo scoppio della bomba di Bologna 29 anni fa non si è ancora depositata interra, e registra il livido impegno di quanti cercano di scrollarsela di dossomentre continua a cadere, all’apparenza dimentichi del fatto che quella polverenon è composta solo da detriti, ma anche dal corpo di Angela Fresu, che inquella calda mattina di agosto aveva solo due anni.

(Il Sole 24 ore, 9 agosto 2009)

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