Il grande vecchio di Craxi tra Br e studi pirandelliani

Se è vero che è
morto, è uscito di scena come ci saremmo aspettati, imitando un personaggio
pirandelliano, ad esempio «Il fu Mattia Pascal»: in silenzio e in un giorno
imprecisato del 2008, nel cuore della campagna francese ove abitava da molti
anni, lontano dallo sguardo indiscreto del mondo. Lo ha scoperto il giornalista
Giovanni Fasanella che voleva entrare in contatto con lui per intervistarlo, ma
al telefono una voce impastata di ferma cortesia gli ha risposto: «No, mi
spiace, Corrado Simioni è deceduto».

(Il Sole 24 ore, 29 ottobre 2009)

 

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Quer pasticciaccio delle primarie

Nelle ore in cui si sta scegliendo il segretario nazionale del Pd, nell’attesa di essere invasi dal prevedibile trionfalismo sui grandi numeri dei partecipanti al voto, non è inutile riflettere sulla cultura politica oggi predominante in quel partito che il meccanismo delle primarie rivela agli occhi dell’opinione pubblica.

La domanda da cui partire è la più brutale: a che cosa servono queste primarie? Si risponderà: per eleggere il segretario del Pd non solo grazie al voto degli iscritti, ma anche a quello dei suoi potenziali elettori. 

(Il Sole 24 ore, 25 ottobre 2009)

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La brutta fama del Belpaese

Chi legge in queste settimane i
principali giornali stranieri ha l’impressione che non riescano a comprendere
con equilibrio, e dunque a raccontare con esattezza, il nostro paese ai loro
rispettivi pubblici nazionali. Il più delle volte si accostano all’Italia
mescolando sguardo folklorico e superficialità, malcelato senso di superiorità
e sciatteria analitica, moralismo e disattenzione, oscillando tra l’antico
disprezzo per the Italians/les Italiens/los Italianos
e l’ostentazione di un aristocratico
distacco.

(Il Sole 24 ore, 13 ottobre 2009)

 

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L’ambizione di Lucio e Peppino

Leggere il libro di Lucio
Magri Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci
(Il Saggiatore, euro 21) nei giorni in
cui i cinema offrono la visione di Baarìa
di Giuseppe Tornatore è un’esperienza consigliabile che
produce curiosi cortocircuiti intellettuali. In entrambe le opere si parla
della storia dei comunisti italiani e uno dei bozzetti narrativi più riusciti
del film è quello in cui il protagonista Peppino, ormai vecchio e disilluso ma
sempre fiero del suo percorso di militanza e di riscatto, spiega al figlio in
partenza per il nord che lui aveva voluto abbracciare il mondo intero, ma le
sue braccia si erano rivelate troppo corte.

(Il Sole 24 ore, 11 ottobre 2009)

 

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