Colpe che non si cancellano

In
questi giorni è nelle sale il film La prima linea, liberamente tratto da un
libro di Sergio Segio, tra i fondatori dell’omonima organizzazione armata, che
seminò disperazione e morte tra il 1976 e il 1980. 

Una delle prime scene
della pellicola mostra la ricostruzione manierata di un corteo studentesco, uno
fra i tanti che hanno percorso le strade italiane dal 1968 in poi;
all’improvviso la regia stringe sui manifestanti schierati nella prima linea
del corteo, parte la dissolvenza e compare il logo del gruppo terroristico,
appunto Prima linea. 


(Il Sole 24 ore, 29 novembre 2009)
 

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Tre Italie nel super-giornale

Un adagio mai troppo abusato recita che
«i quotidiani l’indomani servono per incartare il pesce». A smentirlo è
l’antologia Giornalismo italiano
, in uscita per i tipi Mondadori a cura di Franco Contorbia, il
quale ha vinto la scommessa di edificare un monumento al giornale di carta, in
una stagione in cui si discute del suo superamento, quando sembra ormai
destinato a essere sopraffatto dalle nuove tecnologie e dai ritmi di una
comunicazione sempre più veloce.


(Il Sole 24 ore, 6 novembre 2009)

 

 

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Addio meglio gioventù

«Non abbiamo né
passato, né futuro, la storia ci uccide»: questa scritta, come un graffito di
disperato nichilismo, comparve sui muri dell’università di Roma durante il
movimento del ’77. Allora erano trascorsi solo nove anni dal ’68, ossia da
quando una generazione imbevuta di inquiete, ma vitali speranze si era posta l’obiettivo
di dare «l’assalto al cielo» al grido di «vogliamo tutto». 

(Il Sole 24 ore, 1° novembre 2009)

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