Il «giro a vuoto» del bipolarismo forzoso e incivile

 Il
25 aprile dell’anno scorso Berlusconi tenne a Onna, paese raso al suolo dal
terremoto di pochi giorni prima, un discorso sulla Liberazione in cui affermava
che «La Resistenza è – con il Risorgimento – uno dei valori fondanti della
nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà». L’indomani l’Italia si
risvegliò festeggiando i fasti di una nascitura «Berluscolandia», una «città
invisibile», ma concretissima che non sarebbe dispiaciuta a Italo Calvino,
edificata intorno al punto massimo del consenso raggiunto dal presidente del
Consiglio: uomo del fare, messo alla prova con successo dalla tragedia
dell’Aquila, ma al tempo stesso mite e saggio, finalmente inclusivo secondo i
consigli di Gianni Letta e con un’impronta ispiratrice di antica marca democristiana. 

(Il sole 24 ore, 25 aprile 2010)

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Una diversa idea di Italia e di partito

 

Il
discorso di Fini alla direzione nazionale di ieri ha definitivamente chiarito,
se ce ne fosse stato ancora bisogno, che lo scontro in atto con Berlusconi non
è provocato da ragioni di carattere personale o di potere. Un concetto
impegnativo ha assediato il suo discorso, quello di eresia. Fini ha pronunciato
questa parola decine di volte per negarla, ma così facendo l’ha amplificata
finendo per rafforzarla tra qualche applauso e molti fischi.
Il dissenso si
basa su quattro punti di non poco momento se si vuole continuare a militare
nello stesso partito.


(Il sole 24 ore, 23 aprile 2010)

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Conferenza sugli anni Settanta – Liceo Marchesi Fusinato, Padova 26 marzo 2010

Per ascoltare la conferenza e vedere l’intervista clicca qui


  • L’uso pubblico della storia contemporanea

             – i reazionari, i conservatori, i rivoluzionari
             – i riformisti
             – cosa vuol dire uso pubblico della storia

  • L’inquadramento storico degli anni Settanta

            – il concetto di crisi
            – il concetto di reduce
            – storia, memoria e verità 

  • Crisi di che cosa?

            – crisi economica. L’austerity
            – l’Autunno Caldo – il movimento operaio
            – la gambizzazione
            – crisi dei partiti
            – crisi sociale: operai, studenti, donne
            – i referendum
            – il doppio volto della crisi

  • La tempesta del terrorismo

          – Il terrorismo di sinistra e il terrorismo di destra
          – lo stragismo neofascista 

Dietro Fini un’altra destra

La politica è l’arte del possibile, ma
anche dell’imprevedibile. In pochi, dopo l’esito delle elezioni regionali,
avrebbero preventivato una radicalizzazione del conflitto tra Berlusconi e
Fini. Quei risultati piuttosto sembravano instaurare le condizioni di una
coabitazione difficile, ma necessaria, favorita dall’eccezionale occasione di
una quiete elettorale di tre anni, che preparava una palingenetica età delle
riforme.



(Il sole 24 ore, 17 aprile 2010)

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Lega e regionali: il segreto di quei giovani senza fronzoli

La Lega ha stravinto le
elezioni regionali e un simile successo richiede una spiegazione che rinunci a
ogni semplificazione. La Lega si afferma nella parte più produttiva del paese,
in una delle zone più ricche d’Europa e del mondo non perché razzista e
secessionista. In Veneto alle politiche del 2006 aveva l’11,1% dei voti, oggi
ha il 35,15% e un raccolto tanto copioso in un solo quadriennio non è certo il
frutto di una propaganda impostata su questi temi di rottura: evidentemente c’è
dell’altro.

(Il sole 24 ore, 31 marzo 2010)

 

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L’Italia è una sola ma che fatica

Centocinquanta anni
meno uno: è iniziato nei giorni scorsi il conto alla rovescia per le
celebrazioni dell’unità di Italia. Il nostro paese arriva all’appuntamento
stanco e sfiduciato, avviluppato in un mediocre e litigioso presente e, quel
che è peggio, all’apparenza incapace di progettare il proprio futuro. Le
ragioni sono diverse, due le principali. Anzitutto, la difficoltà di
immaginarsi dentro un nuovo scenario mondiale in cui il ruolo e lo spazio
dell’Italia saranno necessariamente inferiori a quello di media potenza degli
ultimi 60 anni. Un dato di fatto che dipende dall’energico galoppare economico
e tecnologico di altri protagonisti globali, dalla Cina, all’India, al Brasile,
che stanno già spostando le gerarchie fra le nazioni e consolideranno le loro
posizioni.

(Il sole 24 ore, 28 marzo 2010)


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