Sul pendolo costante del Pd


Due fili tanto
sottili da sembrare invisibili uniscono la trama bipolare italiana: il primo va
da Berlusconi a Vendola passando per Veltroni, il secondo da Fini a D’Alema
passando per Casini. Tali personalità, seppur divise in destra, sinistra e
centro, sono accomunate da una medesima cultura politica.

(Il sole 24 ore, 24 maggio 2010)

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Dallo stragismo al terrorismo internazionale: tre giocatori contro l’Italia

Iniziare a leggere il libro intervista Intrigo
internazionale. Perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai
potute dire
(Chiarelettere, euro 14) è come passeggiare attraverso i viali
e le geometriche prospettive di un giardino all’italiana con due amici che
parlano fra loro: l’uno è un giornalista e studioso di queste vicende, Giovanni
Fasanella, che sa porre le giuste domande, l’altro è un magistrato di lunga
esperienza, Rosario Priore, che ha dedicato la sua vita professionale a
indagare sul caso Moro, sulla strage di Ustica, sul tentato omicidio di
Giovanni Paolo II e sui principali casi di eversione degli ultimi trent’anni.
Il perno della discussione ruota intorno a una domanda semplice nella sua
brutalità: per quale ragione l’Italia, dal 1969 in poi, è stata dilaniata da
una violenza politica diffusa di opposto colore che ha assunto le forme dello
stragismo e quelle dell’omicidio selettivo provocando centinaia di morti e
migliaia di feriti?

(Il sole 24 ore, 23 maggio 2010)

           

 

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La lunga scia di una tragedia

Il 1980 fu un anno
terribile per l’Italia perché il terrorismo raggiunse l’apice della sua spinta
sovversiva. Ormai la memoria di quegli eventi si fa confusa o è del tutto
assente: confusa per chi c’era e, davanti a una minestra fumante, guardava il
telegiornale in silenzio, come se ascoltasse un quotidiano bollettino di una
guerra incivile; assente per chi non c’era e non è stato educato a ricordare.
In
quel tragico anno il terrorismo “rosso” (le Br, Prima linea, il
pulviscolo di organizzazioni nate per imitare i fratelli maggiori) uccise 24
uomini; quello “nero” (con i Nar) ne assassinò 4, rendendo inoltre la
sua manovalanza disponibile a perpetrare il più grave attentato della storia
repubblicana, quello della stazione di Bologna, dove il 2 agosto 1980 morirono
85 persone. 

(Il sole 24 ore, 8 maggio 2010)

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