La lunga estate di Fini, leader senza impazienza

Alla
vigilia della pausa estiva il presidente della Camera Gianfranco Fini ha
continuato a smarcarsi dal presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi giocando in attacco sul filo del fuorigioco: un modulo
calcistico che prevede un notevole dispendio di energie e dunque richiede uno
stato di forma impeccabile e una continua attenzione ai movimenti d’insieme dei
giocatori in campo.

(Il sole 24 ore, 27 luglio 2010)


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Eleonora Moro: da sola contro la ragion di Stato

Gli italiani impararono a conoscere Eleonora
Chiavarelli,  morta a Roma a 94
anni,  nei giorni della tragedia di
32 anni fa, quando il marito Aldo Moro fu sequestrato e poi ucciso. Sempre
lontana dai riflettori, le uscite pubbliche limitate a quelle imposte dal
protocollo,  fu una donna tenace e
dignitosa che all’improvviso si trovò nell’occhio del ciclone, impegnata a
dipanare una matassa inestricabile in cui il filo della ragion di stato si
intrecciò con le trame dell’efferatezza terroristica.

(Il Sole 24 ore, 20 luglio 2010)


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Intervista di Maurizio Chierici su «Il Fatto Quotidiano», 18 luglio 2010

Più di
ogni altro paese d’Europa, l’Italia è soffocata da interessi particolari:
corporazioni, direttivi dei partiti che scelgono i candidati, lobbies, massonerie.
Reti segrete che si sovrappongono agli interessi generali della società.
Democrazia zoppa se possiamo ancora chiamarla democrazia…

 Sono convinto
di sì, anche se non da oggi l’Italia è una democrazia difficile che richiede ai
suoi cittadini un impegno e un’attenzione civile fuori dal comune. Il problema
odierno, dentro la cornice di garanzia europea, non è tanto quello della
quantità e delle forme assunte dalla democrazia, ma della sua qualità che tende
a impoverirsi sempre di più. Non è una difficoltà solo italiana, ma riguarda in
generale l’Occidente e in particolare l’Europa. Certo, da noi ricorrono in
forma più acuta alcune costanti della storia nazionale come la delegittimazione
dell’avversario, la rarefazione di un sentimento di coesione, la concentrazione
e la sovrapposizione di interessi economici e politici, la scarsa autonomia
delle professionalità, un pronunciato spirito di fazione. Ripeto, sono problemi
antichi che in momenti di crisi come questo riemergono con virulenza e offrono
l’impressione – sempre ricorrente e sbagliata – di una crisi senza ritorno. Non
è così perché proprio in questi momenti l’Italia è sempre stata capace di
ritrovare in se stessa le energie migliori per reagire.

(Il Fatto quotidiano, 18 luglio 2010) 

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Ghe pensi mì? No, l’Umberto

“Ghe
pensi mì”: al rientro dal suo viaggio a Panama, Berlusconi si è espresso in
dialetto milanese per raccogliere le energie necessarie a fronteggiare una
crisi di appannamento della sua leadership senza precedenti. Il messaggio ha
raggiunto chi di dovere e il capo della Lega Bossi, sfoderando un repertorio di
simboli e immagini propri della mitologia leghista più tradizionale, si è detto
convinto che il presidente del Consiglio “se la caverà”  perché una di queste mattine, novello
Alberto da Giussano, “si alzerà , scoprirà che la spada è ancora affilata e la
userà per fare la guerra”. 

(Il sole 24 ore, 18 luglio 2010)

 

 

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Ora l’Italia è tornata sulla terra

La principale novità di
queste ultime settimane è che il premier Berlusconi non è più attaccato a causa
dei propri comportamenti privati o abitudini sentimentali come è avvenuto in un
recente e poco commendevole passato, ma per ragioni di carattere più propriamente
politico. Siamo tra quanti ritengono che l’esperienza del Cavaliere sarà ancora
lunga e ricca di sorprese, ma è fuor di dubbio che essa stia attraversando una
fase di stallo e una crisi di prospettive senza precedenti.

(Il sole 24 ore, 1° luglio 2010)

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