Su quel golpe il veto Usa – Il Piano Solo

Il 14 maggio 1967 «L’espresso» denunciò a tutta pagina che «Segni e De Lorenzo preparavano il colpo di Stato». Per la prima volta emerse quanto era avvenuto nel luglio 1964, quando il comandante dei carabinieri Giovanni De Lorenzo e il presidente della Repubblica Antonio Segni predisposero un piano di emergenza che prevedeva, in caso di disordini di piazza, la presa di controllo del paese da parte dell’Arma e l’internamento di centinaia di militanti della sinistra politica e sindacale.
(Il sole 24 ore, 28 novembre 2010)

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Troppo facile sparare sullo Stato

L’Italia è il paese delle stragi, delle stragi impunite. L’opinione pubblica ormai lo sa e vive, sospesa tra indifferenza e rassegnazione, la conclusione dell’ennesimo processo senza colpevoli, quello di Brescia, mentre lo scoramento e l’indignazione recintano come un filo spinato i cuori, le menti e i ricordi dei parenti delle vittime e dei superstiti di quella violenza efferata ancora una volta senza giustizia: sete che non trova ristoro.
(Il sole 24 ore, 23 novembre 2010)

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Democrazie fragili eppure resistenti

Davanti al negozio del passato siamo come dei bambini col viso appiccicato a una vetrina di dolciumi: non sappiamo scegliere. E dunque procediamo onnivori: le vittime dell’11 settembre e gli attentati di Madrid e di Londra con in mezzo le guerre in Iraq e in Afghanistan, la morte di Saddam Hussein, ma Bin Laden ancora in fuga. Tutto ciò rivela la forza e la fragilità delle nostre democrazie e regala un’inquietudine sottile e continua, dentro un mondo fragile e sfuggente. Nel 2002 l’Euro e poi l’allargamento verso est sullo sfondo di una crisi economica e finanziaria globale che segna la fine delle illusioni liberiste e dell’arricchimento senza lavoro. Intanto la Cina galoppa senza diritti. Lula in Brasile, Obama negli Stati Uniti, la Merkel in Germania. Un operaio, un uomo di colore, una donna: la democrazia arranca, ma resiste. Domani chissà.

(Il sole 24 ore, 21 novembre 2010)

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Il West, il Poker e gli assi di Bossi

Tira una brutta aria nel polveroso saloon del Belpaese, un’atmosfera sospesa ed elettrica che di solito prelude all’ennesima sparatoria all’O.K. Corral del Far West italiano. L’uomo dietro il bancone lo sa, ma continua a servire da bere come se nulla fosse anche se tra poco non gli resterà che abbassarsi dietro la barra e aspettare che tutto sia finito.

(Il sole 24 ore, 14 novembre 2010)

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L’Italia un satellite immobile e senza idee

Al rientro dal viaggio in Cina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha segnalato le «gravi fibrillazioni e incertezze politiche e istituzionali» di cui soffre il paese. Un’immagine ancora più acuta se confrontata su scala globale, a contatto di una realtà come quella cinese che affronta sfide economiche enormi con spirito di innovazione. A Oriente come a Occidente, dal momento che negli stessi giorni le elezioni negli Stati Uniti hanno proposto, con storico dinamismo, volti ed energie nuove: il rinnovatore Obama che solo due anni fa sembrava inarrestabile, oggi è costretto a reinventarsi per rilanciare il lavoro e riparlare al mondo dimenticato del business.

(Il sole 24 ore, 7 novembre 2010)