Quella critica politica che resiste al tempo

L’intervista che Enrico Berlinguer rilasciò a Eugenio Scalfari il 28 luglio 1981 (di cui l’editore Aliberti pubblica ora un’ampia sintesi) è importante perché il segretario del Pci affrontava per la prima volta il tema della questione morale, teorizzando la diversità dei comunisti italiani rispetto al resto del sistema politico italiano.

(la Repubblica, 10 ottobre 2011)

Nel corso del colloquio, Berlinguer oscillava di continuo tra una critica al sistema dei partiti preso nel suo insieme e un attacco diretto ai soli «partiti governativi», «la cappa di piombo del sistema imperniato sulla Dc». Tale ondeggiamento suscitò giustificate perplessità dentro e fuori il partito. È difficile pensare che un uomo accorto come Berlinguer non fosse consapevole della problematicità della sua polemica. Ciò induce a ritenere che egli volesse rivolgersi obliquamente anche ai comunisti, che dal 1976 governavano le principali città italiane, inviando al corpo del partito un preoccupato avvertimento: il dovere della massima vigilanza sul tema della questione morale iniziava a riguardare anche loro.

Riproporre oggi questa intervista è utile nella parte in cui Berlinguer rivendica il bisogno di ristabilire la funzione costituzionale dei partiti, denunciando indirettamente la mancata attuazione dell’articolo 49 della Carta. Non a caso, si tratta di un punto ancora inevaso e che è necessario affrontare per riqualificare il ruolo dei partiti e la qualità della democrazia italiana. Visti i drammatici risultati sul piano dell’etica pubblica di un ventennio di «democrazia senza partiti», la scommessa di Berlinguer sulla «riforma del rapporto tra partiti e istituzioni – che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale» appare oggi come l’unica strada percorribile non solo per evitare un uso moralistico e opportunistico del suo pensiero, ma per provare a ridare slancio civile al nostro Paese.

(la Repubblica, 10 ottobre 2011)

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