Le lacrime di Balotelli

Ieri la nazionale di calcio è stata ricevuta al Quirinale e Mario Balotelli, con i passi incerti di un gigante buono, si è avvicinato a Giorgio Napolitano e gli ha stretto la mano biascicando un «grasie» dall’inconfondibile accento bresciano. Poi si è voltato e lo scatto è riuscito a cogliere lo sguardo umido di emozione in cui, per un attimo, non è baluginato il milionario «super Mario» di oggi che trionfa negli stadi d’Europa, ma l’irrimediabile sofferenza di un bambino di ieri, nato a Palermo, abbandonato in fasce dai genitori ghanesi e cresciuto in provincia di Brescia grazie al calore della sua nuova famiglia adottiva. La storia di Balotelli è anche quella del suo collega Angelo Obinze Ogbonna, nato a Cassino da genitori nigeriani, e di tanti ragazzi dai mille colori che poco dopo sono stati ricevuti anche loro dal Presidente della Repubblica in occasione dell’incontro con i nuovi cittadini italiani nell’ambito delle cerimonie per il 150° anniversario dell’Unità.

(la Repubblica, 16 novembre 2011)Napolitano ha sottolineato una semplice verità: i nati in Italia ancora giuridicamente stranieri sono oltre mezzo milione, e quasi un milione i minori stranieri residenti, di cui settecentomila sono educati nelle nostre scuole, privi di cittadinanza, dunque di diritti e di doveri riconosciuti. Sono i figli dei movimenti migratori degli ultimi vent’anni, i fortunati che ce l’hanno fatta, coloro che non sono annegati nella lingua di mare che separa l’Italia dall’Africa, scavata come un abisso, vergognosa tomba senza nome e volto per quanti sono morti all’inseguimento di una speranza di vita migliore. Il volto segreto della nostra opulenta barbarie.

Nelle ore in cui un troppo zelante magistrato di Torino impedisce a un’interprete di svolgere la propria funzione perché ha il capo (non il volto!) coperto da un velo e il presidente dello stesso tribunale è costretto a ricordargli che «Nessun magistrato ha mai chiesto a una suora di togliersi il velo o a un ebreo ortodosso la kippah e nemmeno è mai stato chiesto di scoprire il capo a una persona sottoposta a chemioterapia che abbia perso i capelli», è giunto il tempo di affrontare un tema che il cattivo governo di questi anni, condizionato dalle spinte populiste e razziste della Lega, ha preferito mettere sotto il tappeto con imperdonabile ipocrisia e mancanza di lungimiranza.

Ci riferiamo al ruolo economico propulsivo svolto dagli immigrati, ad esempio nel contribuire a sostenere il debito, come esplicitamente ricordato da Napolitano. La questione non riguarda solo i figli nati in Italia da stranieri, i quali sono già parte integrante della cultura, della lingua e dell’istruzione del nostro Paese e sarebbe necessario che fossero subito riconosciuti come cittadini. Ma interessa anche i loro genitori, i quali risiedono, lavorano e pagano da decenni le tasse in Italia, contribuendo al pagamento dei nostri fondi pensionistici, eppure sono privati, persino a livello comunale, del più elementare dei diritti, quello di voto.

Nei giorni in cui si forma un nuovo governo composto da ministri non legati ai partiti si potrebbe finalmente affrontare il tema della riforma del patto di cittadinanza, un nodo che le forze politiche finora non hanno avuto il coraggio di sciogliere per paura di perdere consensi. Sarebbe un segnale importante, che dimostrerebbe la volontà di voltare pagina rispetto a un recente passato in cui si è voluto governare attraverso la paura e usare l’immigrato come valvola di sfogo.

Allargare la quantità e la qualità della cittadinanza non solo consentirebbe di rafforzare la comunità nazionale, l’insieme di diritti e di doveri che ci tengono uniti, ma contribuirebbe a rendere conveniente la legalità per gli stessi immigrati, arginando la piaga del lavoro nero e della criminalità, così da rispondere anche a un ineludibile bisogno di sicurezza che non ha colore. La sfida è quella di conciliare paure e speranze, bisogni e interessi nell’ottica di uno sviluppo che non lasci solo traumi sociali da ricomporre o rancori senza ristoro, quelli che, nonostante la gloria e i brillanti, ancora resistono nello sguardo di Balotelli. Sarebbe una prova concreta di coesione sociale che legherebbe ancora di più l’Italia all’Europa, non solo abbassando lo spread, ma anche alzando il tasso di civiltà del nostro Paese.

(la Repubblica, 16 novembre 2011)

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>