Corruzione. Dalle mazzette alle cozze pelose i diversi gradi della questione morale

La vita pubblica delle ultime settimane è stata punteggiata da una serie di episodi di corruzione e, più in generale, di malcostume politico che rendono sempre più urgente il varo di una rigorosa legge di contrasto al fenomeno: dalle vicende del leghista Davide Boni a quelle del tesoriere della Margherita Luigi Lusi, dalle inchieste su Romano La Russa alle cozze pelose del sindaco Michele Emiliano. Si tratta di una costante di lungo periodo della storia italiana, ma il peso del passato, con i suoi luoghi comuni e inevitabili fatalismi, non è una buona ragione per relativizzare la necessità di un impegno a cui ogni cittadino e ogni generazione sono chiamati a offrire il loro contributo.

(la Repubblica, 22 marzo 2012)

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Il Pd all’esame del riformismo

Dopo il governo Monti nulla sarà come prima, cantilenano i gattopardi italiani. Dal momento che siamo un Paese gerontocratico dobbiamo però chiederci a quale «prima» si vuol fare riferimento. L’impressione è che ci sia in giro una gran voglia di riesumare un reperto archeologico, gli anni Settanta, con il suo inevitabile rosario di citazioni pasoliniane: a destra l’antagonismo è ridotto a terrorismo in base a un’inedita strategia del rancore, mentre tra i radicali il movimento No Tav è cavalcato per nuocere al Partito democratico, all’eterno grido del tradimento a sinistra. Riflessi antichi, quelli di un sistema anchilosato che si regge solo per il suo irrigidimento da paralitico, avrebbe detto Antonio Gramsci.

(la Repubblica, 3 marzo 2012)

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La strategia del rancore

Dissenso, conflitto, antagonismo, violenza, lotta armata: per comprendere la realtà bisogna anzitutto distinguere fenomeni assai diversi tra loro. Il dissenso e il conflitto sono il sale della democrazia, la violenza e la lotta armata ne sono l’esatta negazione, mentre l’antagonismo è un’ambigua terra di confine che le istituzioni (governo e forze dell’ordine) e la politica (partiti e movimenti) hanno il dovere di non ignorare, né di sottovalutare per evitare il rischio di ulteriori e più pericolose radicalizzazioni.

(la Repubblica, 1° marzo 2012)

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