Il dolore calmo di Lucio Magri

È trascorso più di un anno dalla morte di Lucio Magri. L’ ultima volta che lo vidi fu anche la prima della mia vita e conservo una memoria particolarmente vivida di quella giornata. Non so neppure perché, ma mi ritrovai insieme con mia moglie nella sua accogliente casa in piazza del Grillo, seduto su dei lunghi divani bianchi. Tutt’intorno, la giovane moglie Mara, prematuramente scomparsa, sembrava scrutarci dalle foto sugli scaffali di un salotto che in un tempo ormai dissipato aveva ospitato la sede del primo Manifesto, quando Praga bruciava insieme con la speranza che un altro socialismo fosse ancora possibile. Al centro dell’ ampia stanza stava un uomo triste e solo, disperatamente sofferente, fanciullesco nel suo esibito dolore. Aveva appena terminato quello che sapeva essere il suo testamento umano e politico, Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci, l’ ultima resistenza al vortice di una depressione divorante. Ricordo ancora nitido il disagio di essere ospitati dentro quella tragedia, i nostri tentativi di comunicare con un muro dagli occhi cerulei ancora bellissimi, ma resi smarriti dall’ angoscia.

(la Repubblica, 8 gennaio 2013)

Nella sua decisione di porre termine alla sua vita con il suicidio assistito vidi il solco di un radicalismo e un gusto per l’ intransigenza che avevano accompagnato tutta la sua esistenza: dalla giovanile militanza cattolica e democristiana nel gruppo dossettiano nel segno della riforma morale e intellettuale dell’ Italia, allo scontro con Fanfani, all’ ingresso nel Pci dopo il 1956, conquistato dall’ inquieta sensibilità di Franco Rodano; dalla radiazione nel 1970 dal partito all’ avventura giornalistica, umana e politica prima del Manifesto e poi del Pdup; dal rientro, all’ inizio degli anni Ottanta, nel Pci di Berlinguer, ma non da pentito della sua esperienza nella sinistra extraparlamentare, sino al rigetto della svolta del 1989, all’ ingresso in Rifondazione comunista e alla difesa dell’ esperienza del comunismo italiano. A un anno dalla sua morte, il 28 novembre 2011, è uscita una raccolta di saggi di Lucio Magri Alla ricerca di un altro comunismo. Saggi sulla sinistra italiana a cura di Luciana Castellina, Famiano Crucianelli e Aldo Garzia (il Saggiatore, 18,50 euro). Un libro composito che comprende una lunga e partecipata prefazione della Castellina, a lungo sua compagna di vitae di impegno politico, che ripercorre l’ itinerario biografico e intellettuale di Magri; una bella intervista frutto di una serie di incontri con gli amici Crucianelli e Garzia «per ricostruire eventi particolari e fasi politiche in una sua autonoma rilettura della storia politica degli ultimi cinquant’ anni», con una particolare attenzione alle vicende della sinistra comunista dagli anni Sessanta al 1989; dieci scritti di Magri composti tra il 1962 e il 1993, fra cui Il modello di sviluppo capitalistico e il problema dell’ alternativa proletaria pubblicato in Les Temps Modernes; il ricordo dello storico dell’ assolutismo Perry Anderson che ne traccia il profilo di «intellettuale rivoluzionario in grado di pensare in sintonia con i movimenti di massa sviluppatisi durante il corso della sua vita»; l’ annuncio, infine, di una preziosa iniziativa online: l’ allestimento d i u n s i t o ( www.luciomagri.com) nel quale saranno pubblicati via via tutti i suoi scritti. Lo sguardo esistenziale si incrocia con l’ avventura politica ed è difficile distinguere le due dimensioni. È la solitudine dei primi anni di vita, un’ infanzia trascorsa nel deserto libico al seguito del padre ufficiale d’ aviazione a conferirgli, secondo Luciana Castellina, «il pessimo carattere che si è poi portato dietro tutta la vita», venato da una rigidissima intransigenza, privo, come affermava l’ amico Michelangelo Notarianni «di sentimenti intermedi». Non integralista, mai dogmatico, capace di continue autocritiche politiche, refrattario a ogni forma di incoerenza, eclettismo, faciloneria. Il tratto di fondo è la passione lucida per la politica, nutrita dalla lettura critica di Lukács, di Adorno, di Marcuse, di Galbraith, l’ analisi dei nessi nazionali e internazionali per comprendere non solo la forza e l’ originalità dell’ esperienza dei comunisti italiani da Togliatti in poi, ma anche i limiti e gli errori commessi. Come ricorda Castellina, Magri è stato un uomo integralmente novecentesco che ha vissuto in modo drammatico la crisi della sinistra, a causa del suo «assolutismo caratteriale diventato un rovello costante». Un rovello, intorno al peso di una sconfitta che era anche un atto di amore nei confronti di una storia. Questo pensai quando vidii suoi occhi brillare l’ ultima volta dall’ alto della tromba delle scale, mentre accompagnava la nostra vitalità con un sorriso triste, troppo triste, per non dirci addio: «Io son giunto alla disperazione calma, senza sgomento. Scendo. Buon proseguimento».

(la Repubblica, 8 gennaio 2013)

 

6 thoughts on “Il dolore calmo di Lucio Magri

  1. (INDIANA ) TRAVAGLIO JONES. ALLA RICERCA DELLA DESTRA PERDUTA.
    Strano ma vero alla fine ha avuto ragione lui. Marco Travaglio è un giornalista arrivato. Dichiarazione dei redditi a parte (alta) , è Il giornalista più famoso e forse più influente d’ Italia. L’incarnazione vivente del potere rappresentato dall’informazione e del fatto che, con l’informazione ( o le informazioni), chi la detiene , chi la comunica e chi la fornisce “insieme”, possono compiere scalate impensabili.
    L’ ascesa professionale senza precedenti è probabilmente dovuta al libro “l’odore dei soldi” , e allo schieramento politico da lui avversato quel Pdl, che a suo parere non incarnerebbe quella destra liberale, “Einaudiana” da lui cercata come l’arca perduta.
    Marco (Indiana Jones) Travaglio è nato a Torino nell’anno del signore 1964. Di Torino ha ereditato un certo stile pignolo e nel contempo moderato. Se fosse stato alberto sordi nel suo celebre film, diremmo uno stile di londra, da fumo di londra.
    Ma lo stile moderato e sobrio non avrebbe fatto molta breccia nel mondo del giornalismo se non capiti che ad un certo punto ci si schieri contro qualcuno e forse per qualcuno.
    C’ è voluto non poco, per imporsi su i giornalisti e su gli ambienti giornalistici della politica romana. Ma adesso il suo stile, la satira giornalistica , ha trionfato. Non è ben chiaro se a causa della qualità dei personaggi politici italiani o per merito del suo intelletto.
    Ma che cosa è che fa di travaglio uno “special one” ? Il fatto che sia uno scopritore di contrasti , un ‘indiana jones dell’area grigia dell’essere umano.
    Travaglio ama Renato Zero in musica, ma da sempre, ha una passione per i paradossi, per le ammaccature dei personaggi politici. Non priva di un certo gusto sadico fu l’inchiesta sull’espresso sull’arresto di Adriano Sofri che gli diede lo spunto per ricoprire di fiele quella che lui definiva una lobbies , di amici , che giustamente piangevano nelle telefonate intercettate per l’arresto di adriano sofri ma che da lui venivano integralmente pubblicate perchè tacciate di essere anche critiche veso lo stesso.
    Un’ amante delle contraddizioni dunque.
    Dopo aver transitato nella redazione del Giornale, Travaglio va al Borghese, e poi alla Voce sempre seguendo il suo Guru : Indro montanelli. Poi approda a Repubblica nel 2001, solo dopo che Scalfari avrà completamente ceduto il giornale, avendo rifiutato in passato una precedente richiesta di collaborazione e si prepara al grande salto. Il suo stile didascalico diventa iperbolico quando si mette intesta di raccogliere l’eredità di Montanelli e di mettersi alla ricerca dell’arca di una destra immaginaria , perduta.
    IL 2001 è il suo anno. Passerà infatti alle cronache per aver dato l’intervista in Tv a Luttazzi e aver lanciato la prima pietra contro b. costituita dal primo “mitico “ libro inchiesta , “l’odore dei soldi”, scritto insieme ad elio veltri. Quest’ultimo invece sarà “sfortunato”. Veltri Perderà magicamente tutte le cariche politiche in Idv. Uno strano destino per gli autori di uno stesso libro no ?
    Ma a quel tempo B. è un mostro sacro, e chi si mette contro rischia l’isolamento, se non l’epurazione, se non peggio. Ma Travaglio la fa franca. A parte le 8 cause civili sembra non temere altro. Ma qual è la linea politica di travaglio ? Indiana Travaglio cerca la destra perduta.
    Il suo curriculum non è privo di contraddizioni. Non ostante il suo dichiararsi apertamente anti comunista ad ogni angolo della strada, a settembre 2002, viene chiamato dai direttori Furio Colombo e Antonio Padellaro, e inizia la sua collaborazione con l’Unità. Si proprio all’unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci , il più grande comunista italiano di sempre. Lì trova albergo e ospitalità. Travaglio lavora. E’ editorialista e commentatore, su “BANANAS”.La sua parabola è emblematica del giornalismo italiano e forse, del giornalismo in generale. Mischa le “sue” notizie , di cui fa un resoconto singolare. Un editoriale, lungo, talvolta noioso ma denso di informazioni., a brevi editoriali pungenti. Da queste potenzialità, inventa uno stile, un personaggio comunicativo, e sale , sale sempre più su. Qualcuno dirà: con travaglio all’Unità scoprimmo che o l’unità è un giornale anti comunista, o non è più comunista.. Tertium non datur , tuttavia oggi Travaglio chiama apertamente l’unità un velinario pdiino.
    Nel frattempo si giustifica con i lettori di questa sua mitica immaginaria destra ideale, e dice …”si … sono all’Unità ma sono un ospite…”. Nessuno gli risponde piccato. SI capisce. il pubblico di quella destra è immaginario.
    Ma ciò che è immaginario serve a ciò che è reale. E così, avendo compreso che l’unità non è più quel giornale sedizioso di “comunisti”, decide che non c’è più bisogno di “spiarlo” dal di dentro. E Nel 2009 decide che è il momento di fare le tende. Riunisce a se gli amici e un editore (chiare lettere?)e fonda il Fatto.
    Ma la passione per le contraddizioni non lo abbandona. Sempre quelle degli altri si intende.
    Inutile fare osservare che sia di pietro , che travaglio hanno beneficiato e goduto proprio del potere accumulato sul territorio dal pds – ex pci ovvero ds e poi pd .Di pietro iniziò ad essere parlamentare nel lontano 1997 al collegio del Mugello, candidato proprio da i ds, ora i pdiini tanto contestati, al posto di arlacchi, che era passato all’onu, mentre travaglio , già detto, fu ospitato sull’unità.
    Travaglio, appare nel 2010 in prima fila, alla manifestazione di Bologna “la repubblica del bunga bunga” manifestazione targata idv. E lì VAURO SENESI e non lui, in seguito ai primi scandali del partito idv, disse a dipietro “guarda che hai un cestino di mele marce”, non una mela.
    In quel periodo alla tavola del cercatore della destra perduta, di giorno si mangia l’M5s e di notte idv . Sopratutto a questo ultimo ha dedicato gli ultimi sforzi possibili, evidentemente per riconoscenza morale, per evitare che tonino sia distrutto e risucchiato dalle voragini aperte dai suoi dirigenti.
    Travaglio punta il fenomeno grillo , l’ M5S, da non confondere con l’ MI5, il servizio di sicurezza inglese, sicuramente prima che l’M5s passasse a doppia cifra nei sondaggi . Perchè. perchè e’ convinto, ha la granitica certezza, che Di Pietro possa guidarlo o che di Pietro possa influenzarlo come fece con il Popolo Viola. (altro fenomeno spurio , nato a sinistra e finito a destra, con il suo mentore oggi, Mascia, che è grigiamente candidato per rivoluzione civile nella regione lazio) Ma non attacca. L’M5s è troppo radicale e i suoi elettori rifuitano di pietro.
    Ma che Travaglio sia più esperto di satira politica che di politica, è un dato di fatto. Questo lo si capisce dal suo amore cieco che oramai lo vedo scisso tra Grillo e IDV. E’ un amore che lo fa sragionare., facendogli vedere linee politiche che sembrano più un miraggio. Nel 2007, da un lato partecipa al primo Vday , ma consapevole (allora) della caducità del fenomeno. passa al tifo per di pietro. La scelta per dipietro, è senza tentennamenti. Il passo ufficiale è del 2008 , con la sua dichiarazione di voto per il Tonino di montenero ”voto idv…in attesa di un nuovo Einaudi..”.
    Travaglio in passato ha votato lega , perché ? perchè disse che avrebbe votato chiunque pur se contro b. che aveva affossato il suo guru montanelli.
    Ma alla sua compostezza torinese non rinuncia, e così continua a giustificarsi . ” …voto idv in attesa di un nuovo Einaudi..”. Ma a voglia ad aspettare. Infatti il suo purosangue , il suo cavallo di razza, pur dotato di un certo fiuto politico, non pare essere un cavallo vincente. Di Pietro ha più di una greppia che impedisce di identificarlo come il capo di una destra liberale, Einaudiana poi. In primis il fatto che nel partit o nella sua area politca è incluso il seguito anche famigliare. E poi il partito. Più che un rappresentante della destra liberale in politica, Antonio di pietro, . sembra il più scafato dei democristiani. Arruola schiere di ex DC di prima e seconda repubblica tanto da far impallidire un partito come l’udeur di mastella- Infatti da quello, e da scheggie di altri partitini come il psdi, centro cristiani democratici & c., dalle loro ceneri, prenderà finalmente forma, a livello nazionale l’ idv tanto agognata. Ma non ostante il “puzzo” di dc , troppo forte per uno come Travaglio, i due , anche grazie al potere mediatico raggiunto dal giornalista, continuano a strizzarsi l’occhio, forse condividendo, a torto o a ragione, , il disegno, “illusorio”, di manipolare l’italia – di destra- a loro immagine e somiglianza.
    non molto tempo tempo ci si accorgerà che la realtà è più forte dell’immaginazione. travaglio distrugge più di costruire tra una bordata a Berlusconi e una al Pd. Ma per spiegarci il perchè rileggiamo in una lettera al giornale del 2007 , precisamente datata il 24.7.,2007 , che travaglio dichiarava di essere da sempre stato un anti comunista. Ma di quale comunismo parliamo ? quello di Breznev ? il post bolscevismo ? quello di Stalin dittatoriale ? quello economico di Karl marx ? no.
    Parrebbe che lui sia un anticomunista di quel comunismo specialmente italiano.
    Infatti la critica a Berlusconi non parte dal fatto che egli sia il male punto. La critica va direttamente alla giugulare dell’asse di potere che lui crede un’unica cosa, tra il pdl e il Pd, non appena la cronaca glielo permette, perché il pd si sarebbe alleato nella gestione del potere con i “PDL ” dando fastidio – evidentemente a qualcuno che, come Travaglio, del PDL non è.
    Questa tesi l’ha sciorinata in tutte le salse nei suoi post con i video, che a partire dal 2005-6, ospite del blog di grillo,. hanno cominciato a spennare quel che restava del pci-ds-pds. IL pd dal canto suo non è che non abbia fatto del suo meglio per tenere lontano ogni critica.
    Soltanto recentemente ha cominciato a parlare di primarie alla pd e o di parlamentarie. E adesso si trova immerso negli scandali.
    Ma questo è un altro argomento. E così il nostro pignolo cacciatore della arca della destra perduta, incomincia a narrare, come le favole per bambini, uno per uno, tutti “gli inciuci” del pd, con la pdl e prima dei ds e dell’eredità dell’ ex pci,
    Nessun dubbio che meriti un’altra medaglia anche per questo. E sicuramente qualcuno gliela darà.
    Tuttavia Chi ha a cuore l’informazione, si chiede ma da che parte porta questo picconamento?
    Non si può non essergli grato per la precisione chirurgica con cui è andato a scovare le distorsioni nelle nomine dei loro fedelissimi, e nei comportamenti , e nella gestione di tutti o quasi i big del più grande partito di centro sinistra.
    Da d’alema a veltroni , da fassino a violante e alla finocchiaro, per non parlare della bindi.
    Su Bersani, non avendo molto, suole ripetere che Riva lo pregò di non far insistere a realacci (legambiente) la sua lotta contro L’ilva. E non avendo altro lì si è fermato, dovendo inghiottire il fatto che è proprio un ex comunista italiano. E’ dura per lui. Bersani, e’ un ex comunista italiano, e piaccia o non piaccia al fustigatore, sarà il candidato premier del PD.
    Ma il suo stile didascalico a volte è iperbolico quando si mette intesta di forgiare e l’arca di una destra immaginaria. Tuttavia la linea politica non emerge. Fonda tesi politiche più su i demeriti degli altri che su i ,meriti propri., tuttavia, complice l’idiosincrasia per il potere giudiziario di B., il rapporto con le procure si rafforza. E di qui nasce il giustizialismo , e la sua versione “post” , con Ingroia con Bonelli e Ferrero e de Magistris nella veste di allenatore da Napoli. Una squadra da i colori rosso arancioni neri in casa, e bianco e righine verdi fuori. Seguendo le tesi, e forse le suasioni, di più di un giurista (forse lo stesso di pietro ? o colombo ? o di cordero ? di cui travaglio è un ammiratore.) , il suo blog cresce di livello, soprattutto sotto il profilo processuale e penalistico.Non meraviglia quindi che ad un certo punto Travaglio, che è laureato in scienze politiche, si esprima più o meglio di illustri giureconsulti e che il suo stile in certi commenti sia pari a quello di un magistrato di Corte Costituzionale.
    E così l’8 luglio 2008 insieme all’ex pm è alla manifestazione in piazza navona, No Cav Day, organizzato da Paolo Flores d’Arcais, Furio Colombo e Pancho Pardi per protesta contro le cosiddette “leggi canaglia” varate nei primi mesi del Governo Berlusconi. Oltre a Travaglio e agli organizzatori, sul palco si sono alternati manco a dirlo, Antonio Di Pietro, la Sabina Guzzanti, e la Rita Borsellino, e poi Moni Ovadia e, in video conferenza, Beppe Grillo.
    Nel 24 febbraio 2009 viene premiato dal DJV – Associazione dei Giornalisti Tedeschi – come miglior giornalista e scrittore per la libertà di stampa. Siamo all’apogeo.
    Ma la linea politica non ne trae giovamento in termini di chiarezza. di Dipietro e Travaglio sono d’accordo quando parlano di manette. Ma per il resto cosa li unisce ? L’anti comunismo viscerale ? . il fatto che sono cattolici ? . Travaglio si definisce un liberal-einaudiano, (roba da ridere all’epoca di monti ). Una linea che non corrisponde ad alcun modello idealistico o tantomeno ideologico , ne tantomeno , come si divertiva a scherzare con l’amico tonino, a quella del post ideologico.
    Indiana Travaglio compie non pochi sforzi dunque, per distruggere chiunche non sia della linea dell’arca einaudiana che non c’è-.
    -il figliol prodigo “orfano” di Indro Montanelli, dovrà fare i conti con la realtà e con il fatto che Politica non è una parola leta sul giornale.
    Le idee esistono e provengono dalla matematica dei rapporti sociali. Poi ci sono le strategie . E di fronte hanno un colosso delle due come la linea politica ( ex pci ) e la strategia Real politik di dalema. non sono quisquilie. Ma jones fatica a comprendere. e squaglia. al sole. assai più concreta semmai è la strategia di di pietro .Lui sa che In italia c’è un fenommeno politico chiamato dc. Che non è soltanto una parola. E’ molto di più. Ma a travaglio jones,il dato sfugge, . e così a sua insaupta l’ex idv mischia in un pentolone giovani idealisti con vecchietti da pentapartito scafati a tutto, politicamente.
    IL caso della val di susa è quello fa accusare il papa Travaglio il pd di epurare i suoi dirigenti locali, perché contrari alla Tav e alle decisioni del gotha pdiino. LA bolla travagliese fa accusa al pd di comandare in tutta italia con un piccolo ghota di gente. Di essere Oligarchico. Ma nel caso di pietro e del famoso cerchio magico che gli ruota intorno, accusato da i militanti del partito Idv di autoreferenzialismo, assorto alle cronache del Tribuno.com, travaglio, non parla. Non parla nemmeno del fallimento politico del suo oggetto del desiderio, lo spurio Idv., ma anzi prova a giustificarlo con il memorabile articolo”due o tre cose che so di dipietro”.Non sono degne di notizia le accuse fatte da decine di militanti di “più democrazia no all’ autoritarismo, no a espulsioni sommarie “. Per ravagvlio fa notizia la Tav e l’oligarchia pd Punto.
    Ma ancora. Nell’editoriale del 19.1.2013, Travaglio accusa il Pd di” furberia” con la scusa di parlare di desistenza , perché sarebbe bollato come colpevole di aver chiesto ad Ingroia “desistenza spontanea e gratuita” nelle tre regioni chiave : Lombardia , Sicilia, Campania.
    Indiana Travaglio, accusa il Pd non perché invitava a fare desistenza , ma perché dice lui :” il Pd avrebbe osato per la prima volta nella storia delle elezioni di chiedere desistenza”. Ma poi , subito dopo ammette che la desistenza di fatto fu già praticata.
    Quando ? Jones dice “Nel 2001 (con la desistenza ) di pietro fu tenuto fuori con una mossa – dice il moralizzatore – talmente astuta da regalare la vittoria a B.” Poi Indiana attacca di nuovo Bersani che avrebbe bollato i partiti personali come “un cancro per la democrazia” .Perchè ? Perchè a detta di Travaglio, Bersani in realtà non parlava contro monti e Berlusconi e non contro di dipietro e la sua idv-lista di pietro, partito personalissimo, bensì con la nuova creatura del laboratorio politico post giustizialista. Il nuovo ossessivo mantra la “Rivoluzione civile”.
    Secondo il papa “travagliese” Bersani starebbe sbagliando nelle sue critiche (ovviamente quelle da lui estrapolate) perchè Rivoluzione Civile non sarebbe un partito personale, bensì un’ unione di 6 tra partiti e movimenti. Bene. Ma contraria a questa tesi ci sono tre osservazioni da fare. La prima.
    La somma dei sei partiti che compongono la “federazione” di voto, “Rivoluzione Civile”, dietro la quale si celano alcui vecchi capi partito, permetterà il superamento del quorum e il ripescaggio degli stessi singoli personaggi in alcuni seggi. Rivoluzione civile è una federazione di partiti o di ex partiti molto simile alla sinistra arcobaleno di Bertinotti che si attestò al 3% dei suffragi ma con la differenza che la Sinistra si ispirava all’equivalente tedesco “De Linke” dell’epoca, mentre “Rivoluzione civile” con le due siringhe di giustizialismo (magistrati in politica) anzi tre,di pietro , de magistris e ingroia si tinge di un colore che sarà continuamente cangiante, indecifrabile , tipo il Milan , che ha la maglia arancio/rosso-nero in casa e in trasferta bianco con righine verdi. Il calcolo politico invece è chiaro : con i voti della sinistra arcobaleno ( 3% che perse le elezioni nel 2008) e quelli dei giustizialisti (Ingroia 1,5,% di pietro 2% ) l’armata dovrebbe marciare dentro il parlamento. Ma dopo ? Travaglio cita l’astuzia del pd. Astuzia per astuzia non si può dimenticare che la trasmissione dove lui è editorialista e coautore , Servizio Pubblico, ha regalato quasi 4 punti di share non nel 2001 , o nel 2011, ma precisamente nel mese di Gennaio 2013, a ridosso delle elezioni, proprio a B.
    La seconda è che chi ci guadagna da un aumento dei voti per B. ? proprio Rivoluzione civile , dato che B sottrae, come un vaso comunicante, voti dal bacino di utenza di grillo, il quale è diretto concorrente di dipietro e soci. Capito ? D’altronde che la storia ricordi non c’è mai stata una vittoria di IDV – ID PIETRO che abbia coinciso con una vittoria della sinistra . Semmai è il contrario. Eppoi i membri di rivoluzione civile dimenticano che di Pietro nel 2008, sottrasse voti proprio alla sinistra arcobaleno, escludendola di fatto dal parlamento.
    Senza essere elefanti ricordiamo che non il Pd, ma gli ex deputati di Idv salvarono B. nel 2011 e non nel 2001, con il gruppo politico capitaneggiato da Scilipoti.
    Nessuno qui vuole stringere alle corde Di Pietro. IL Pd ha difetti nessun dubbio . Ma La terza domanda rappresenta il dopo. Il programma. Travaglio giura e spergiura che rivoluzione civile è per la legalità per l’ambiente e per il lavoro. In parlamento, il rischio delle contraddizioni è piuttosto alto. E qui l’analisi di indiana travaglio perde colpi e manca di lucidità., come di consueto per lui quando passa dalle analisi giudiziarie, dall’ironia e al paradosso , la satira politica alla politica vera.
    A Jones travaglio sfugge completamente la realtà politica e il rischio, certo e concretissimo di una spaccatura dopo il voto.
    Rivoluzione civile dentro il parlamento e forse anche fuori si romperà. Lo dice la matematica degli eventi
    E poi proprio nulla hanno in comune bonelli, Ingroia, de magistris , di pietro e ferrero.
    Nessuno di questi personalissimi capi del gruppo di movimenti e di partiti che formano rivoluzione civile sono, men che meno , una novità politica.
    Legalità ambiente lavoro. Di pietro a proposito di ambientalismo non è che abbia le idee chiare. Sul ponte sullo stretto cambiò diverse volte opinione: nel luglio 2006 “Non ho mai detto di volere il ponte, ho detto solo che bisogna completare il progetto per capire se è fattibile o meno” Ma pochi mesi dopo dalla Gabanelli “Non basta dire: il ponte non si fa. Bisogna discuterne e poi se ne vale la pena: perchè no?” , così il 25 ottobre 2007 i Verdi (proprio bonelli) proposero un emendamento per sopprimere la società del Ponte. Ma la maggioranza dell’epoca, non ostante i due militassero insieme, andò magicamente sotto: chi remò contro ?. Sulla guerra in Mali poi Ferrero e di Pietro sono d’accordo è chiaro.No. Ma allora per la Libia era per un ni. Convinto pacifista ?
    Legalità , dell’ambiente e del lavoro dice travaglio il sinistrorso.
    Ma le contraddizioni e le basi politiche di riferimento di questo movimento sono melliflue.
    La posizione politica degli arancioni di De Magistris infatti è aloro volta ancora più distinta. che si dichiarano apertamente radicati nella tradizione morale di Berliguer segretario del PCI italiano, e quindi solidamente a sinistra per non dire comunista, non è sovrapponibile nemmeno per sbaglio a quella di Pietro e di Travaglio, che come Ferrero (si fa per dire), invece, si è sempre dichiarato anti comunista, così almeno dichiarava in un intervista. “Io sono anticomunista oggi come lo ero allora. Però non c’è più il comunismo, e quindi non mi sembra il caso di perdere tempo. Sarebbe come schierarsi contro i cartaginesi”. E dunque essere schierato per rivoluzione civile cosa è se non perdertempo ? slogan a parte travaglio non ricorda che nella storia non è mai esistito un partito infiltrato a sinistra che abbia una tale mancanza di una benché minima comunità di idee tra i suoi partecipanti come purtroppo quello di Ingroia, e quindi di una vera identità politica.
    Si tratta di un unica ciotola dove si mescoleranno i geni della post ideologia dall’ex IDV, il partito di di Pietro, ( speriamo solo quello e non i suoi avvocati), l’ambientalismo anni 90 di Bonelli, i duri e puri alla ferrero. E allora a che serve pagare gli stipendi a questi qua ?
    La ricerca della destra perduta, l’ arca mirabile piena di personaggi del passato, porterà danno alla sinistra che perderà l’occasione , l’ennesima , di essere credibile.
    Chi si avvantaggerà di questo ? Quanti a destra bramano per la fuga, nel nome della real politik di Dalema , del Pd verso le braccia di Casini Con il bene placito di indiana travaglio in un parlamento a sinistra avrà un infiltrato, in quanto non di sinistra, di pietro, e a destra b. che travaglio detesta non solo perché non è di quella destra immaginaria che piacerebbe a lui , ma anche perché in realtà è un distruttore di Msi e soci. Ma allora ma se la destra è immaginaria , come dice lui, Travaglio jones, non è forse inutile perdere tempo con la ricerca ?
    Non servono dunque ulteriori prove per dimostrare che con questi protagonisti, la sinistra unita al giustizialismo è destinata a perdere potere e consensi nel paese.
    Dispiace per Ingroia e de Magistris certo, ma l’unica sicura desistenza nel prossimo parlamento sarà quella di non avere un altro miraggio “sulle tracce della grande arca della destra perduta “ . Ma faccio a questo punto una domanda secondo gli italiani di quella destra immaginaria , dopo quanto accaduto in IDV, di pietro avrebbe meritato di finire in parlamento ^?
    Caduta Idv , la risposta aveva provato a darla di pietro, più scaltro in politica con i fatti che travaglio con mille parole. Per di pietro li ragionamento politico vale nulla . conta la strategia di mediatica e di voti. poco importa se la sua creatura con la maschera giustizialista, somigliava più ad un dopolavoro per pensionati dc e psdi , ad un transatlantico rosso e bianco che ad un popolo viola.
    Ma poi sono venuti degli arresti (maruccio) , e delle indagini giudiziarie , purtroppo report, e una gestione dirigenziale politicamente malaccorta. E il castello è crollato. Per colpa dei dirigenti. ? Io direi anche e sopratutto per colpa dell’assenza di una linea politica e al fatto del colloca,mento provvisorio nella sinistra radicale con personaggi prvenienti da un ‘area moderata cattolica. a mio giudizio un mosro politico , non perfcepit in tutta la sua artificialità , grazuie anche alla copertura mediatica di travaglio , che mescolava li tutto sapientement in salsa manettara. .
    Ma i due se ci fosse stata ancora la Dc, starebbero divisi e non unit. Dipietro lo avrebbe mollato per finire , nella sinistra- destra dc, semmai, con competenze sulla legalità e organizzative. Mentre Travaglio, pr come vedo io le cose, sarebbe iscritto nei repubblicani.
    Tutto qui. Ecco allora l’arca di Ingroia, la terra promessa, la mecca della destra einaudiana, la quale confezionata per l’elettorato di sinistra , veleggia inesorabile nel nostro parlamento, come un cavallo di troia dipinto all’esterno con tinte arancioni, rosse verdi , e al’interno bianco e nere.
    Tipico no ?

  2. Buongiorno.
    L’ho vista ed ascoltata per la prima volta da Vespa, la sera che il centrosinistra vinceva ma perdeva le elezioni e Alfano che pensava di vincerle almeno al Senato portando iella non si è accorto che comunque la destra le perdeva.
    Mi ha fatto un’ottima impressione quindi ho deciso di scriverLe e non twittando approfitto di questo spazio.

    Il centrosinistra ha preso una batosta incredibile ma ha vinto numericamente le elezioni.

    Grillo ha fatto il botto ma non ha vinto.

    Quella di Berlusconi è stata una rimonta pazzesca, ma ha perso. Il Piemonte perso in “zona Cesarini” al Senato gli potrebbe costare parecchio.

    Il risultato del centro montiano, seppure non influente, ha decretato la sconfitta di Berlusconi (sennò il Caimano avrebbe vinto!!).

    Ora che fare. Di tutto per recintare la destra berlusconiana, ma si sa, a sinistra è pieno zeppo di finti sinistri, gente che darebbe le camere alla destra.

    L’unica è un governo di natura politico-tecnica (ancora i tecnici?Si), ma che rivolga lo sguardo non al centro come doveva fare Monti, né a destra come ha finito per fare Monti, ma a sinistra. Questa è la novità.

    Un governo con a capo non certo Bersani, né un grillino ,né un tecnico di area centrista alla Passera, bensì un tecnico sinistro. Un “Politecnico”: Tabacci o Barca ad esempio. La Camera a un centrista (Casini?) e il Senato a un Pd (Franceschini?Letta?). Gran parte dei ministri tecnici scelti dal M5s è d’obbligo.

    Questa è la proposta da presentare a Grillo e al Centro, da presentare con cautela e da condividere.

    Poi si parte con il Conflitto di interessi, e altri 3 punti che interessano al centrosinistra, altri 4 punti a Grillo. I centristi a ruota.

    Sono molto convinto di questo… quindi se non si va in questa direzione…. continuerò a spingere per questa soluzione.

    Cordiali saluti.

    Stefano Tassinari

  3. Buongiorno, ho riletto quanto scritto sopra. Alla luce dei risultati parrebbe che molti degli elettori si sono convinti di quanto scritto a proposito della ridda di impostazioni, diversità di propositi e mellifluità di scelte politiche dall’incerto posizionamento era Rivoluzione Civile. Sulla candidatura di Ingroia ho il sospetto, alla luce di quanto accaduto oggi a proposito delle minacce al pm di matteo, che in realtà ingroia più che la politica cercasse di liberarsi del fardello di quel processo che ha contribuito a costruire sulla famosa Trattativa. Un diversivo in attesa di una nuova seria collocazione. L’aplomb e l’attegiamento tenuto in campagna elettorale confermano questa ipotesi. La seconda considerazione è che gli elettori hanno percepito l’inconsistenza della proposta politica e forse legato il soggetto politico al nome di dipietro e agli scandali noti e meno noti, sulle sue proprietà.Bonelli e Freccero poi non hanno fatto testo, così come il precedente del 3% della Sinistra Arcobaleno, che appartiene alla storia. Che dire. Dopo il successo del Movimento 5 stelle, la sinistra appare più sola. Le pen ha fatto i complimenti al movimento. Forse di qui a qualche anno la sinsitra in politica sarà paragonabile all’arca perduta della destra einaudiana di travaglio, ovvero a qualcosa di illusorio e che non c’è. Ma nel frattempo c’ Sel, che pare essersi dissolta nella galassia pdina. Ma sono appendici. . Un vero movimento un area di radicale pensiero, legato ad un’idea di propositi politici, economici e sociali non c’è. Lo scenario appare ingrigito dal prorompere del giovane Renzi, che si appresta a prendere lo scettro in mano dei poteri forti e “rabdomare” nel parlamento sia la sinistra che la destra (einaudiana di travaglio) entità sempre più sciolte dentro la massa mediatica….del cittadino moderno…

  4. Di Grillo va detto questo. Il successo della basilare strategia mediatico – comunicativa di Casaleggio e dei suoi uomini, ovvvero riunire più gente intorno ad un solo nucleo di idee proposte come un prodotto, ricorda la vecchia Forza Italia, però in un modello costruito per applicazioni Web. Dentro di questo si riconoscono : i teorici del vaffanculismo ad aeternum, quelli che sono sempre lì in italia , qualunque cosa accada, pronti con il dito medio. I delusi degli altri partiti , e non ci vuole molto per capirli, e poi tanta gente che non aveva più votato da anni. Questa massa rattoppata e appiccicata su un manifesto labile ma più sincero, cerca risposte. risposte che la crisi non potrà dare. E per questo are pronta a moltiplicarsi. SI teme l’effetto a catena…

  5. La democrazia a colpi di “elimina”.
    Alla luce degli ultimi sondaggi, Grillo appare sicuro del fatto suo. Pare che solo il 3% lo abbandoni di fronte alla conferma della linea politica del suo “radicalismo vaffanculista” a tutti gli altri partiti dell’emiciclo senatorio e camerale. E’ evidente che a questo punto occorre valutare chi sia e dove vada Grillo nella storia , e nella politica italiana.
    1. La tattica del “vaffanculismo” è solo strategia mediatica. Quindi più che un populista grillo è uno attento sfruttatore del sistema media, e quindi un “attentatore” mediatico oltre che attizza focoloai, spargi odio di professione a fini elettorali. Più urli più ti danno il voto. La versione “pseudo” rivoluzionaria di uno sgarbi, di cui pare in gioventù essere stato amico.
    2. il linguaggio. Grillo si esprime in un linguaggio disarticolato da qualsiasi forma di umanesimo, e lettterata civilità. IL suo linguaggio , tipico dei venti-trentenni, è proprio dei social network della quick press dei notebook. Disumano e giovanile. adatto a proporre contenuti pararivoluzionari alle nuove generazioni che non hanno il tempo nè il modo di approcciare diversamente in questo bombardamento di parole.
    3. i temi. Grillo non attacca nessun comportamento specifico della mala politica italiana, di fronte a tanti scandali , usa il tono del moralizzatore “generalista”. Meno costi. Meno sprechi. Poi dice anche via i sindacati . Motivazione : meno costi meno sprechi. poi dice via la RAI. motivo ? meno costi meno sprechi. SU gli ospedali. pubblici sul costo dei medicinali che dira? poi i giornali . dice via al finanziamento pubblico. Meno costi meno sprechi. tuttavia non cita se deve essere abolito solo il contributo e non il contributo indiretto per le spese generali ( che il fatto quotidiano regolarmente percepisce ) , tariffe postali agevolate, agevolazioni sugli abbonamenti e rimborsi che le Poste si fanno pagare dallo Stato, oppure parla di spazzare via tutto, con il rischio dell’impossibilità per la stampa libera di aprire.
    4- Chi è Grillo . Grillo è un comico istrionico artista, dotato di molteplici talenti, probabilmente gravemente depresso ( mi ricordo di aver visto un suo spettacolo dove lui confessava di ficcarsi ogni tanto una mezz’ora al giorno in una bara per tenersi sù di morale, nello spettacolo ci si ficcava realmente) da sempre sostiene alcune di queste cose che dice. Ma non tutte.E’ genovese. Con ovvia monomaniacale ossessione sul risparmio. Ma il Grillo politico , il Grillo che vediamo adesso e che presto muterà ancora, non è e non sarà più lui. E’ una “cosa” mutuata dalle strategie di casaleggio, dall’appparato para militare disposto da M5s su internet con 5 o 6 dirottatori di consensi , blogger, per regione. da un nucleo di attivisti fedelissimi , che per errore sono finiti nei consigli regionali invece che in parlamento per mancata previsione del successo elettorale. L’idea che tutto viene deciso dalla rete è solo una suasione , per carità legittima, di pura fantasia. Chi può crederlo ? quanti post di critica vengono cancellati con un semplice ” elimina”. E poi le mancate rendicontazioni. Quanto ha speso Grillo per la campagna elettorale , qualcuno ce lo dice ?
    5- Dove va Grillo e quanti sono i Grillo? Lasciando le più solide considerazioni agli intellettuali deputati, voglio offrire una riflessione generale : E’ mai accaduto nella storia delle rivoluzioni che si tutelassero e che si facessero gli interessi economici del più povero a diretto discapito delle tasche del più ricco. ? Dove va questa rivoluzione di Grillo ? VIa partiti, via La rai , via i giornali, via probabilmente le elezioni, che saranno decise con gli “elimina”, via i sindacati , con stipendi su i livelli del mondo globalizzato, via tutto.
    Tutte le rivoluzioni sono terminate in una dittatura. così fu a Roma con Cesare che fece spirare la Repubblica, dando vita ad un principato, così fu in Francia con Napoleone. E se il dittatore fosse proprio Grillo ? O forse chi lo ha scelto gli farà fare la fine del traghettatore…Però tutte le rivoluzioni contengono nuclei di problemi in cerca di un equilibrio e sono problemi autentici. Forse serve una controrivoluzione.,,,o meglio una armoinizzazione delle proposte , chiamiamole così di Grillo, una revisione del linguaggio e delle forme della politica e dei vecchi partiti.
    Perchè la matematica dei rapporti sociali non esprime più un conflitto tra lavoratori e datori di lavoro bensì con mossa abile della classe padronale vera, esso è stato translitterato, in una generale corsa al ribasso su tutto, tra lavoratori e aspiranti lavoratori, tra privilegiati di un lavoro e gli aspiranti privilegiati. Può essere Grillo la risposta ?

  6. Dopo aver riletto i precedenti commenti, e dopo la nomina per acclamazione di Renzi al Pd , mi sono definitivamente convinto. Per Grillo con Grillo e a Grillo. Semper !! Gli italiani di sinistra si sono mostrati incapaci di costruire un progetto solido. Le patacche appiccicate sulle giacche di casini e i melliflui giri di parole sono soltanto specchietti per le allodole. IL radicamento sulle seggiole di potere ha fatto poi della “classe ” dirigente della sinistra un nucleo di sacerdoti stantii , inconsapevoli e incapaci di misurarsi con la realtà. Rimane il richiamo ideale ad un mondo che non c’è più. Non si può venire alla sezione con il maglione quando poi hai il casolare rinnovato e 100 ettari di vino e prendi tre aerei al mese per parigi. Sei un elitario. Un elitario perdente che al congresso si fa impallinare dagli ex dc e i buoni a tutto da sempre in aumento nella costante mutazione genetica del pci in pds poi in ds e poi PD. Allora diciamo Grillo per ridiscutere tutto. Per toglierci da questa europa folle e germano centrica. per acquisire influenza nel mediterraneo.

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