Una vita, un libro: «C’è Svevo per Gotor» intervista a cura di Stefano Brusadelli

Sostiene Miguel Gotor che il disordine della propria biblioteca (anche se lui preferisce parlare di “un principio d’ordine che non sempre si riesce a soddisfare”) può anche offrire qualche vantaggio. Per esempio, la gioia di ritrovarsi improvvisamente tra le mani un volume che si era dato per perduto. E del resto per questo storico specializzato in santità, inquisizioni, eresie (ma anche di Aldo Moro) l’accettazione del caos come orizzonte dell’esperienza umana è una chiave di interpretazione costante che lo guida nella ricerca scientifica, nell’approccio alla politica italiana (ora è senatore del Pd) e persino nella scelta delle letture.

Qual è il libro della sua vita ?

Non indico un titolo, ma una trilogia. I romanzi di Italo Svevo: “Una vita”, “Senilità” e “La Coscienza di Zeno”. Li ho letti tra gli anni del liceo e quelli dell’Università. Confesso che poi non ho più ripreso nessuno dei tre, ma le suggestioni che ne ho ricavato non hanno mai smesso di operare dentro di me.

(Domenicale de “Il sole 24 ore”, 6 ottobre 2013)

Perchè invoca un’eccezione alla regola di queste interviste e sceglie una trilogia ?

Perchè ciò di cui vorrei parlare è l’evoluzione di un personaggio, che sia pure con nomi diversi torna in tutti e tre i romanzi e finisce con il legarli tra loro come un’unica opera. A mio parere l’Alfonso Nitti di “Una Vita”, l’Emilio Brentani di “Senilità” e lo Zeno Cosini de “La Coscienza di Zeno” sono la stessa persona, impegnata a giocarsi la propria drammatica partita con la vita.

Con esiti assai diversi tra loro, pero !

Certamente. L’esistenza è caotica, imprevedibile; ci sono costrizione, sofferenza, desiderio, piacere. Ma con essa ci si può confrontare in modi diversi. Nitti sceglie il suicidio, ossia la sconfitta totale. Brentani sceglie la vacuità, che è già un piccolo passo in avanti. Zeno, infine, adotta il distacco, l’ironica accettazione del caos. Rispetto agli altri due è più forte, si è affinato diventando un inetto consapevole.

Questo è anche il suo atteggiamento nei confronti della vita ?

Naturalmente io non mi identifico in tutto e per tutto con Zeno Cosini. Ma ho fatto mie alcune sue lezioni. Per esempio la riluttanza a giudicare gli altri, la coscienza del disordine e della complessità della realtà, la consapevolezza che se non ci si può illudere di poter cavalcare la vita a nostro piacimento, ciononostante non bisogna mai rinunciare al tentativo di farlo. E che tra velleitarismo e rassegnazione, tra rispetto delle convenzioni e ricerca del piacere e della libertà, occorre sempre cercare una via mediana che non abbia il sapore del compromesso.

Ha un nesso tutto questo con il suo mestiere di storico che ha scelto ?

Sì, nel senso che queste letture fecero maturare in me un forte interesse per ogni tipo di esperienza umana e anche per il senso della complessità, con la quale ogni storico si deve misurare.

Cosa trova di Svevo a Palazzo Madama ?

L’esperienza parlamentare mi sta rivelando come anche la politica sia fortemente segnata dall’imprevedibilità, dal “guazzabuglio” che impronta il mondo di Svevo. E questo sarà un arricchimento anche per lo storico, che vedendo le cose “ex post” tende invece a privilegiare i legami tra una causa e un effetto.

Che genere di letture preferisce, a parte gli atti parlamentari e i documenti storici ?

Intanto, la poesia. Montale, Campana, Caproni e Merini su tutti. E poi ho un debole per la memorialistica. La mia passione per la politica è nata anche con la lettura di “Come ho tentato di diventare saggio”, di Altiero Spinelli, e di “Una scelta di vita” di Giorgio Amendola. Due libri che insegnano l’importanza della coerenza e del coraggio. Credo che soprattutto nei momenti di crisi bisogna fare una chiara scelta di campo.

(Domenicale “Il sole 24 ore”, 6 ottobre 2013)

 

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