La morte di Andreotti: “Quando Moro gli scrisse: non sarai mai De Gasperi”

Andreotti si inscrive a pieno titolo dentro una tradizione di realismo politico di origine cattolico controriformata e, in particolare, nella specifica variante della dottrina della ragion di Stato ecclesiastica, di cui è stato l’ultimo interprete novecentesco, il più abile e raffinato. Chi sa non parla e chi parla non sa, giacché si è schiavi delle parole e padroni dei propri silenzi: questi sono stati i due principali comandamenti cui Andreotti ha affidato il segreto di un’eccezionale resistenza dentro i meccanismi del potere nazionale.

(la Repubblica, 7 maggio 2013)

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Il dolore calmo di Lucio Magri

È trascorso più di un anno dalla morte di Lucio Magri. L’ ultima volta che lo vidi fu anche la prima della mia vita e conservo una memoria particolarmente vivida di quella giornata. Non so neppure perché, ma mi ritrovai insieme con mia moglie nella sua accogliente casa in piazza del Grillo, seduto su dei lunghi divani bianchi. Tutt’intorno, la giovane moglie Mara, prematuramente scomparsa, sembrava scrutarci dalle foto sugli scaffali di un salotto che in un tempo ormai dissipato aveva ospitato la sede del primo Manifesto, quando Praga bruciava insieme con la speranza che un altro socialismo fosse ancora possibile. Al centro dell’ ampia stanza stava un uomo triste e solo, disperatamente sofferente, fanciullesco nel suo esibito dolore. Aveva appena terminato quello che sapeva essere il suo testamento umano e politico, Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci, l’ ultima resistenza al vortice di una depressione divorante. Ricordo ancora nitido il disagio di essere ospitati dentro quella tragedia, i nostri tentativi di comunicare con un muro dagli occhi cerulei ancora bellissimi, ma resi smarriti dall’ angoscia.

(la Repubblica, 8 gennaio 2013)

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Perché non possiamo non dirci moderni. Sulle opere di Paolo Prodi

Nel corso di un lungo percorso di ricerca lo storico Paolo Prodi ha avuto il merito di affrontare sempre temi di notevole respiro internazionale, riflettendo sull’ architettura costituzionale del potere occidentale e sui rapporti al suo interno tra la dimensione sacrale e quella politica. Con gusto per l’ organizzazione culturale e per il lavoro di squadra egli ha avuto il merito di aprire nuovi sentieri ed esplorare percorsi già battuti da grandi studiosi come Max Weber, Delio Cantimori, Hubert Jedin e Federico Chabod, avendo come bussola la questione della riforma del potere e come direzione l’approfondimento della genesi europea della modernità.

(la Repubblica, 3 gennaio 2013)

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Nuove rotte oltre la crisi. Il nuovo libro di Carlo De Benedetti

Bisogna andare verso il mare, verso il sud del nostro riscatto. Questa è la proposta del libro di Carlo De Benedetti, Mettersi in gioco. Una certa idea dell’Italia (Einaudi, 10 euro), un testo pieno di passione civile in cui l’autore indica alcune direzioni di rotta per rimettere in cammino il Paese. Un libro che guarda al futuro con una visione globale: basti dire che Silvio Berlusconi non è mai nominato.

(Venerdì di Repubblica, 2 novembre 2012)

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Così Aldo Moro comprese il ’68

Aldo Moro i giovani li aveva in casa: i suoi quattro figli, nati dal 1946 al 1958, e dunque cresciuti tra il movimento del ‘68 e  quello del ’77, negli anni della contestazione. Questo dato personale fece di lui l’uomo politico che forse più di ogni altro si sforzò di capire quel convulso, ma frastagliato decennio culminato con la sua morte per mano brigatista.

(la Repubblica, 13 settembre 2012)

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Addio a Corrado Vivanti, curò la “storia” Einaudi

È morto sabato a Torino lo storico Corrado Vivanti. Non si può comprendere quel che egli è stato veramente senza tenere conto del suo amore per la storia e della sua capacità di trasferirlo agli studiosi più giovani, ai quali indicava un cammino, spesso con partecipate lettere dall’armoniosa calligrafia, con pazienza e generosità.

(la Repubblica, 10 settembre 2012)

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Gli occhi di Silvia sugli anni spietati

Padova è una città stretta e profonda che, durante gli anni Settanta, si è trasformata nel principale laboratorio della strategia della tensione, una polveriera in cui sono esplosi contemporaneamente sia il sovversivismo nero che quello rosso. È la città dei neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura, ma anche del leader di autonomia operaia Toni Negri. In un fazzoletto di vie, separate da barriere invisibili che le dividevano in rosse, nere e neutrali, si è consumato uno scontro sempre più feroce tra opposte fazioni, un’orrenda «via Pal» della violenza e del sangue che oggi in molti preferiscono rimuovere.

(«la Repubblica Sera», 31 agosto 2012)

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La scuola, il merito e gli errori da evitare

Il governo ha deciso di rintrodurre il concorso per scegliere i nuovi insegnanti. Una buona notizia che giunge tredici anni dopo l’ultimo esame di Stato, celebrato nel 1999.

In tale lasso di tempo si è consumata una triste stagione per la scuola italiana, in cui si sono avvicendate una serie contraddittoria di modalità di selezione, dalle Ssis, alle lauree abilitanti, al Tfa, rivelatesi insufficienti e parziali.

(la Repubblica, 27 agosto 2012)

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La verità su De Mauro 40 anni dopo

Il giornalista Mauro De Mauro fu rapito il 16 settembre 1970, «inghiottito da una notte che non avrebbe avuto fine», come scrisse Vittorio Nisticò, il direttore dell’«Ora» di Palermo, il quotidiano di cui egli era uno degli inviati di punta. Dopo oltre quarant’anni, la Corte d’Assise di Palermo ha stabilito che è stato ucciso perché si apprestavaa divulgare quanto aveva scoperto circa la natura dolosa della morte del presidente dell’Eni Enrico Mattei (nella foto), avvenuta a Bascapè nell’ottobre 1962, a seguito di un incidente aereo.

(la Repubblica, 9 agosto 2012)

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