Addio a Corrado Vivanti, curò la “storia” Einaudi

È morto sabato a Torino lo storico Corrado Vivanti. Non si può comprendere quel che egli è stato veramente senza tenere conto del suo amore per la storia e della sua capacità di trasferirlo agli studiosi più giovani, ai quali indicava un cammino, spesso con partecipate lettere dall’armoniosa calligrafia, con pazienza e generosità.

(la Repubblica, 10 settembre 2012)

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Gli occhi di Silvia sugli anni spietati

Padova è una città stretta e profonda che, durante gli anni Settanta, si è trasformata nel principale laboratorio della strategia della tensione, una polveriera in cui sono esplosi contemporaneamente sia il sovversivismo nero che quello rosso. È la città dei neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura, ma anche del leader di autonomia operaia Toni Negri. In un fazzoletto di vie, separate da barriere invisibili che le dividevano in rosse, nere e neutrali, si è consumato uno scontro sempre più feroce tra opposte fazioni, un’orrenda «via Pal» della violenza e del sangue che oggi in molti preferiscono rimuovere.

(«la Repubblica Sera», 31 agosto 2012)

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La scuola, il merito e gli errori da evitare

Il governo ha deciso di rintrodurre il concorso per scegliere i nuovi insegnanti. Una buona notizia che giunge tredici anni dopo l’ultimo esame di Stato, celebrato nel 1999.

In tale lasso di tempo si è consumata una triste stagione per la scuola italiana, in cui si sono avvicendate una serie contraddittoria di modalità di selezione, dalle Ssis, alle lauree abilitanti, al Tfa, rivelatesi insufficienti e parziali.

(la Repubblica, 27 agosto 2012)

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La verità su De Mauro 40 anni dopo

Il giornalista Mauro De Mauro fu rapito il 16 settembre 1970, «inghiottito da una notte che non avrebbe avuto fine», come scrisse Vittorio Nisticò, il direttore dell’«Ora» di Palermo, il quotidiano di cui egli era uno degli inviati di punta. Dopo oltre quarant’anni, la Corte d’Assise di Palermo ha stabilito che è stato ucciso perché si apprestavaa divulgare quanto aveva scoperto circa la natura dolosa della morte del presidente dell’Eni Enrico Mattei (nella foto), avvenuta a Bascapè nell’ottobre 1962, a seguito di un incidente aereo.

(la Repubblica, 9 agosto 2012)

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G8, la condanna smisurata

Francesco Puglisi, operaio, 14 anni. Vincenzo Vecchi, muratore, 12 anni e 6 mesi. Marina Cugnaschi, assistente sociale, 11 anni e 6 mesi. Alberto Funaro, infermiere, 10 anni. Ines Maresca, educatrice, 6 anni e 6 mesi. Ricordiamoli questi nomi perché sono stati condannati in via definitiva per «devastazione e saccheggio» ed entreranno in carcere per scontare la loro pena. Undici anni fa parteciparono agli scontri che misero a ferro e fuoco Genova durante il G8 ma oggi sono persone che hanno gettato quel passato alle spalle e hanno un lavoro, una famiglia, dei figli.

(la Repubblica, 15 luglio 2012)

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Diaz, una verità in ritardo

La tragica notte della Diaz è di quelle che segnano la memoria di una generazione. La vita di chi c’era ma anche di quanti, davanti alla tv o al pc, assistettero impotenti a quella brutale violenza di Stato e alla manipolazione propagandistica dei giorni successivi da parte dell’allora premier Berlusconi e del ministro Scajola.

(la Repubblica, 6 luglio 2012)

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Perché il 2 giugno deve essere difeso

In questi giorni dal mondo dei social network è salito un grido di dolore: no alla parata del 2 giugno. L’argomento principale utilizzato è stato quello, senza dubbio a prima vista seducente, di devolvere i soldi necessari allo svolgimento della cerimonia a favore delle popolazioni terremotate dell’Emilia-Romagna.

(la Repubblica, 2 giugno 2012)

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