Una vita, un libro: «C’è Svevo per Gotor» intervista a cura di Stefano Brusadelli

Sostiene Miguel Gotor che il disordine della propria biblioteca (anche se lui preferisce parlare di “un principio d’ordine che non sempre si riesce a soddisfare”) può anche offrire qualche vantaggio. Per esempio, la gioia di ritrovarsi improvvisamente tra le mani un volume che si era dato per perduto. E del resto per questo storico specializzato in santità, inquisizioni, eresie (ma anche di Aldo Moro) l’accettazione del caos come orizzonte dell’esperienza umana è una chiave di interpretazione costante che lo guida nella ricerca scientifica, nell’approccio alla politica italiana (ora è senatore del Pd) e persino nella scelta delle letture.

Qual è il libro della sua vita ?

Non indico un titolo, ma una trilogia. I romanzi di Italo Svevo: “Una vita”, “Senilità” e “La Coscienza di Zeno”. Li ho letti tra gli anni del liceo e quelli dell’Università. Confesso che poi non ho più ripreso nessuno dei tre, ma le suggestioni che ne ho ricavato non hanno mai smesso di operare dentro di me.

(Domenicale de “Il sole 24 ore”, 6 ottobre 2013)

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Intervista su «Il Ponte»: Il memoriale Moro e l’anatomia del potere italiano di Gianfranco Ferrero

D: Perché uno storico del Seicento inizia a studiare il caso Moro?

R: Non ho una memoria diretta di quell’evento perché all’epoca dei fatti avevo solo sette anni. A un certo punto del mio percorso di studioso di storia mi è sembrato interessante annullare la distanza temporale che aveva caratterizzato i miei lavori precedenti e lavorare su una realtà documentaria ancora precaria e in formazione. Del resto, la storia è una sola e le distinzioni tra periodi hanno una loro ragion di essere solo sul piano accademico, ma non su quello scientifico. Oggi la mia scelta è considerata anomala in quanto è cresciuta a dismisura la specializzazione, ma fino agli anni Settanta era normale che uno studioso di storia moderna si cimentasse anche con argomenti più recenti. Da questo punto di vista, il mio è dunque un ritorno al passato. Ho lavorato su questi documenti sia adottando il metodo critico-filologico tradizionale, sia quello del “paradigma indiziario” proposto da Carlo Ginzburg, il quale è stato lo storico che più di ogni altro negli ultimi decenni ha esplorato i confini della nostra disciplina, nella convinzione che fosse necessario contaminarla con altri saperi per affrontare la crisi che caratterizzava il cuore del suo statuto. Ho trattato le fonti come se fossero dei manoscritti del Seicento, praticando la massima partecipazione intellettuale e distanza emotiva di cui potevo essere capace. Questa è stata la prima scelta.

(«Il Ponte», gennaio 2012)

Intervista su «www.rassegna.it»: La sinistra in movimento di Davide Orecchio

Il centrosinistra ha una responsabilità storica: far uscire l’Italia dall’era Berlusconi senza svolte a destra. Come? Con un patto repubblicano e un risveglio civile che rompano la contrapposizione tra partiti e società.
di Davide Orecchio, rassegna.it

Mica facile mettersi alle spalle Berlusconi. Abbandonare l’epoca di B. e uscirne “a sinistra”: manovra per niente scontata. Il tramonto di un personaggio, ma forse non del costume col quale ha vestito l’Italia (il cosiddetto “berlusconismo”) è pieno di insidie e imprevisti. C’è chi pensa che per riuscirci si debba attraversare un ossimoro politico: imboccare una “porta stretta” cercando di farci passare attraverso l’alleanza più larga possibile. Tenere insieme i terzisti Fini e Casini con l’Idv di Di Pietro e SeL di Nichi Vendola. Lo pensa ad esempio Miguel Gotor, docente di storia moderna all’Università degli Studi di Torino, autore di monografie su Aldo Moro ed editorialista di Repubblica. Gotor assegna questo compito “costituente” a un centrosinistra al cui timone, e al cui centro, colloca saldamente il Partito democratico, entro una contesa che per lo studioso sarà ancora nel solco prevalente del bipolarismo. Un Pd, quello auspicato da Gotor, privo di velleità “frontiste” e aperto al dialogo coi moderati (non solo i partiti, ma la società, le imprese, ecc.). Un partito, infine, che lo storico considera rafforzato dal recente voto amministrativo e dai referendum. È questo il quadro?

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Intervista su «www.nuovitaliani.it»: La politica e il vaso di pandora (P2, cricche, risveglio civile)

Di tragedie, vicende dense di mistero, il nostro Paese ne ha vissute, sopportate e superate in grande quantità, a partire almeno dalla strage di piazza Fontana. Tra l’altro, per uno dei casi più noti e inquietanti, la cronologia fa proprio in questi giorni cifra tonda. Sono infatti trascorsi trent’anni da quando nel corso della perquisizione a villa Wanda a Castiglion Fibocchi, spuntarono i famosi e famigerati elenchi degli iscritti alla loggia P2.

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