Più di
ogni altro paese d'Europa, l'Italia è soffocata da interessi particolari:
corporazioni, direttivi dei partiti che scelgono i candidati, lobbies, massonerie.
Reti segrete che si sovrappongono agli interessi generali della società.
Democrazia zoppa se possiamo ancora chiamarla democrazia...
Sono convinto di sì, anche se non da oggi l'Italia è una democrazia difficile che richiede ai suoi cittadini un impegno e un'attenzione civile fuori dal comune. Il problema odierno, dentro la cornice di garanzia europea, non è tanto quello della quantità e delle forme assunte dalla democrazia, ma della sua qualità che tende a impoverirsi sempre di più. Non è una difficoltà solo italiana, ma riguarda in generale l'Occidente e in particolare l'Europa. Certo, da noi ricorrono in forma più acuta alcune costanti della storia nazionale come la delegittimazione dell'avversario, la rarefazione di un sentimento di coesione, la concentrazione e la sovrapposizione di interessi economici e politici, la scarsa autonomia delle professionalità, un pronunciato spirito di fazione. Ripeto, sono problemi antichi che in momenti di crisi come questo riemergono con virulenza e offrono l'impressione - sempre ricorrente e sbagliata - di una crisi senza ritorno. Non è così perché proprio in questi momenti l'Italia è sempre stata capace di ritrovare in se stessa le energie migliori per reagire.
(Il Fatto quotidiano, 18 luglio 2010)

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