C’era una volta il Pci degli ideali

Si conclude oggi presso l’Acquario di Roma, con un concerto del maestro Antonio Gramsci jr, la prima tappa della mostra «Avanti popolo!» sui settant’anni di storia del Pci che proseguirà nelle prossime settimane a Livorno, Genova, Milano, Bologna, Perugia e Torino nell’ambito delle iniziative organizzate per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia.

(Il sole 24 ore, 6 febbraio 2011)

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La lunga estate di Fini, leader senza impazienza

Alla
vigilia della pausa estiva il presidente della Camera Gianfranco Fini ha
continuato a smarcarsi dal presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi giocando in attacco sul filo del fuorigioco: un modulo
calcistico che prevede un notevole dispendio di energie e dunque richiede uno
stato di forma impeccabile e una continua attenzione ai movimenti d’insieme dei
giocatori in campo.

(Il sole 24 ore, 27 luglio 2010)


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Piazza Fontana: sfuggire al ricatto della strage

Oggi sono quarant’anni
esatti dalla strage di piazza Fontana. Molti famigliari delle vittime sono
ormai morti, i sopravvissuti attendono ancora giustizia. Le istituzioni
dovrebbero rispettare questo elementare diritto e fare di tutto perché esso
possa avere la massima soddisfazione possibile; l’opinione pubblica dovrebbe
evitare di alimentare due cortine fumogene, all’apparenza opposte, ma in realtà
complementari: la cortina del qualunquismo, per cui sulla strage di piazza
Fontana non sapremmo mai nulla, trattandosi dell’ennesimo mistero italiano
irrisolto da accettare con fatalistica rassegnazione; quella della dietrologia,
in cui i sacerdoti dell’occultismo polverizzano la verità in tante infinite personali
ossessioni che finiscono per annullarsi a vicenda.

(Il
Sole 24 ore, 12 dicembre 2009)

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Italia troppo stabile per la Cia


Dopo anni trascorsi a discettare di doppio
Stato, di lealtà diverse e sovrapposte e di sovranità limitata delle classi
dirigenti della penisola, oggi gli studiosi dell’Italia contemporanea inclinano
a dirsi immuni da questa retorica storiografica e si profondono in giuramenti
affatto diversi, a guisa di formule propiziatorie utili a delimitare i confini
della propria cittadinanza storiografica (e non solo).

 (Il Sole 24 ore, 26 luglio 2009)

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Intervento alla Camera dei Deputati su Enrico Berlinguer – 21 5 09

Onorevoli
Deputati, Onorevoli Senatori, è per
me un onore essere stato invitato a ricordare la figura di Enrico Berlinguer,
uno dei maggiori protagonisti della storia dell’Italia repubblicana, e di ciò
ringrazio i parlamentari del Partito Democratico. Mi è stato chiesto, nello
specifico, di soffermarmi su un aspetto della politica di Berlinguer che non ha
avuto una particolare fortuna nel dibattito pubblico italiano, quello
dell’austerità. Si tratta di un tema che la crisi economica dei nostri giorni
ha riportato in auge non tanto come proposta di politica economica, ma
piuttosto come suggestione di ordine morale che conserva, forse oggi più di
ieri, elementi di stringente attualità.

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L’austerità obamiana di Berlinguer

L’austerità obamiana di Berlinguer

Un’idea attuale del
suo pensiero per una nuova qualità dello sviluppo

 L’idea di austerità di
Berlinguer è fra le più significative e tortuose del suo pensiero, ma non può
essere ridotta a una semplice istanza moralistica o a un rifiuto intransigente
del mondo dei consumi. In realtà, la questione mi sembra più profonda e grave.
Berlinguer nel 1977 era convinto di una crisi imminente del modello di sviluppo
capitalistico, un pensiero spiegabile con la crisi petrolifera del 1973, con la
sconfitta degli Stati Uniti in Vietnam, con la diffusione di regimi socialisti
in Africa, con la crisi sociale presente nelle principali aree urbane del
pianeta. 

(Europa, 22 maggio 2009)

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