La vera faccia della Lega

«Bisogna respingere gli immigrati, ma non possiamo sparargli, almeno per ora». Con queste incredibili parole il leghista Castelli, ex ministro della Giustizia e attuale viceministro alle Infrastrutture, ha commentato gli ultimi episodi di Lampedusa; del resto «contro le Brigate rosse cosa abbiamo fatto?» ha concluso per puntellare il suo strampalato ragionamento.

(la Repubblica, 13 aprile 2011)

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Il West, il Poker e gli assi di Bossi

Tira una brutta aria nel polveroso saloon del Belpaese, un’atmosfera sospesa ed elettrica che di solito prelude all’ennesima sparatoria all’O.K. Corral del Far West italiano. L’uomo dietro il bancone lo sa, ma continua a servire da bere come se nulla fosse anche se tra poco non gli resterà che abbassarsi dietro la barra e aspettare che tutto sia finito.

(Il sole 24 ore, 14 novembre 2010)

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Ghe pensi mì? No, l’Umberto

“Ghe
pensi mì”: al rientro dal suo viaggio a Panama, Berlusconi si è espresso in
dialetto milanese per raccogliere le energie necessarie a fronteggiare una
crisi di appannamento della sua leadership senza precedenti. Il messaggio ha
raggiunto chi di dovere e il capo della Lega Bossi, sfoderando un repertorio di
simboli e immagini propri della mitologia leghista più tradizionale, si è detto
convinto che il presidente del Consiglio “se la caverà”  perché una di queste mattine, novello
Alberto da Giussano, “si alzerà , scoprirà che la spada è ancora affilata e la
userà per fare la guerra”. 

(Il sole 24 ore, 18 luglio 2010)

 

 

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Il premier ferito: seconda Repubblica senza parole

Il linguaggio della politica italiana è
ammalato e non da oggi. Si tratta di un problema serio perché noi siamo il
nostro linguaggio (verbale, corporeo, visivo) con il quale comunichiamo i
pensieri e quindi le intenzioni del nostro agire.
Si dice che il dittatore
Francisco Franco amasse ripetere: «Si è padroni dei propri silenzi e schiavi
delle proprie parole». In effetti, le parole sono importanti, ci servono per
dire il mondo e rappresentarlo, ma «chi parla male, pensa male» urlava Nanni
Moretti contro la vittima di turno delle sue nevrosi postmoderne. 

(Il Sole 24 ore, 16 dicembre 2009)

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