Intervista di Pietro Spataro

«Berlusconi, un leader in crisi che va sconfitto con il voto. Il popolo viola? È gia politica»

«Il popolo viola è già politica, ma i partiti evitino strumentalizzazioni…». Miguel Gotor, giovane storico all’Università di Torino, è convinto che in Italia si sia aperta una fase nuova ma non si fa illusioni: «Il tramonto di Berlusconi sarà lungo e velenoso ». Ritiene che l’«antiberlusconismo democratico» sia un fenomeno importante. «Dobbiamo sapere però che in Italia ci sono due minoranze mobilitate, berlusconiani e antiberlusconiani. Il resto è altrove».

Quindi lei è convinto che si stia chiudendo l’era Berlusconi? 
«Credo sia in crisi la leadership di Berlusconi. Su questo aspetto ho tre certezze. La prima è che l’uscita di scena sarà lunga, difficile e velenosa. La seconda è che sarebbe un errore pensare di sconfiggere il premier attraverso la via giudiziaria o con una spallata. Se mi passa la metafora:come in un combattimento “Sumo” Berlusconi deve essere “schienato” per via elettorale. Cioè messo a terra, ma politicamente: il centrosinistra deve entrare nel suo blocco sociale ».

(l’Unità, 9 dicembre 2009)


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Rischi di una sinistra anti-italiana

Perché la sinistra europea, quella che un tempo
chiamavamo socialdemocrazia, continua a perdere contro il centro-destra, pur in
tempi di crisi economica che dovrebbero, in teoria, incoraggiarla? Per capirlo,
almeno per quanto riguarda l’Italia dobbiamo tornare a qualche giorno fa. Nel
corso della presentazione di un libro di Biagio De Giovanni, A destra tutta.
Dove si è persa la sinistra?
(Marsilio),
Massimo D’Alema ha affermato che ci sarebbe «un anti-berlusconismo che sconfina
in una sorta di sentimento anti-italiano. Questa concezione di una minoranza
illuminata che vive in un Paese disgraziato è l’approccio peggiore, subalterno,
che possiamo avere. Piuttosto bisogna sforzarsi di capire le ragioni della
destra. Una destra nuova, post-liberale, anzi spesso illiberale».

(Il Sole 24 ore, 30 settembre 2009)


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Da Lotta continua a Sconfitta continua



L’attuale gruppo
dirigente del centro-sinistra sembra colpito da una brutta sindrome, quella del
perdismo. Un tic cultural-politico che impedisce loro, subita una sconfitta
elettorale, di archiviarla per ripartire di slancio verso nuove sfide. In
fondo, è una forma di deresponsabilizzazione: dal 1994, quando Berlusconi è
sceso in campo, sono trascorsi quindici anni in cui il centro-sinistra ha
espresso tre presidenti della Repubblica e ha governato per oltre la metà del
tempo. Ha vinto due volte le elezioni e tre le ha perse, un 3-2 che nel calcio
sarebbe il segno di una partita combattuta.

(Il Sole 24 ore, 11 luglio 2009) 

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