Al maestro Moro fedeltà impossibile – la morte di Francesco Cossiga

Il
dramma di Cossiga, dentro il turbine della tragedia Moro, è racchiuso in una
foto scattata in una giornata grigia che lo ritrae in ginocchio davanti alla
cappella ove è seppellito l’uomo di governo democristiano: il volto deformato
dai singhiozzi e segnato dal rimorso, la mano a coprire il viso in un gesto di
estremo riserbo catturato dal fotografo; eppure il cancello è chiuso, la tomba
irrimediabilmente inavvicinabile per tanti, ma soprattutto per lui. È noto che
quei 55 giorni lo marchiarono a fuoco sul piano fisico e psicologico: i capelli
si imbiancarono di colpo, la pelle iniziò a riempirsi delle macchie della
vitiligine. In quella primavera 1978 Cossiga aveva 50 anni che incominciarono a
pesare di botto sulle sue spalle, insieme con le scelte compiute, le
responsabili omissioni, le fiducie mal riposte, i ferali errori, il potere
avuto e quello che ancora lo attendeva.

(Il sole 24 ore, 18 agosto 2010)

 

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Il paese delle carte segrete – La Stampa, 17 novembre 2008, con una lettera del sen. Francesco Cossiga su La Stampa, 18 novembre 2008

Un adagio mai troppo abusato recita che la storia si
fa con i documenti. Tuttavia, per quanto concerne lo studio di temi come il
terrorismo e lo stragismo o di personalità come Moro, la strada per i
ricercatori si trasforma spesso in un percorso a ostacoli, ricoperto da uno
stratificato pulviscolo di diffidenza, ostruzionismo e opacità dei
comportamenti, che rende il loro cammino ancora più arduo. 

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