Ghe pensi mì? No, l’Umberto

“Ghe
pensi mì”: al rientro dal suo viaggio a Panama, Berlusconi si è espresso in
dialetto milanese per raccogliere le energie necessarie a fronteggiare una
crisi di appannamento della sua leadership senza precedenti. Il messaggio ha
raggiunto chi di dovere e il capo della Lega Bossi, sfoderando un repertorio di
simboli e immagini propri della mitologia leghista più tradizionale, si è detto
convinto che il presidente del Consiglio “se la caverà”  perché una di queste mattine, novello
Alberto da Giussano, “si alzerà , scoprirà che la spada è ancora affilata e la
userà per fare la guerra”. 

(Il sole 24 ore, 18 luglio 2010)

 

 

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Il grande vecchio di Craxi tra Br e studi pirandelliani

Se è vero che è
morto, è uscito di scena come ci saremmo aspettati, imitando un personaggio
pirandelliano, ad esempio «Il fu Mattia Pascal»: in silenzio e in un giorno
imprecisato del 2008, nel cuore della campagna francese ove abitava da molti
anni, lontano dallo sguardo indiscreto del mondo. Lo ha scoperto il giornalista
Giovanni Fasanella che voleva entrare in contatto con lui per intervistarlo, ma
al telefono una voce impastata di ferma cortesia gli ha risposto: «No, mi
spiace, Corrado Simioni è deceduto».

(Il Sole 24 ore, 29 ottobre 2009)

 

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Le rondini e gli avvoltoi

I documenti sono come le rondini, uno solo non fa
primavera. Per valutare una fonte, dunque, occorre approfondire il contesto in
cui essa è prodotta. La nota del vescovo Riva, redatta nei primi giorni del
gennaio 1975, anticipava la disponibilità di Paolo VI, manifestata il 22
dicembre 1975, a rivedere il concordato. Riva era parte di un fronte
ecclesiastico favorevole a questo progetto, a cui apparteneva, fra gli altri,
il cardinale Pignedoli.

(La Stampa, 17 febbraio 2009)

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