La storia c’è…ma non si vede. Cinema & Memoria

Marco Bellocchio
nel corso della sua ormai lunga carriera ha affrontato a più riprese il tema
del rapporto fra cinema e storia. Per restare ai film più recenti, basti
ricordare Buongiorno, notte
(2003),
in cui si è soffermato sulla tragica vicenda del rapimento e dell’uccisione di
Aldo Moro, oppure Vincere
(2009),
ove ha ricostruito una storia sino a oggi poco conosciuta al grande pubblico,
quella dell’esistenza di un figlio segreto di Benito Mussolini rinchiuso
insieme con sua madre in manicomio fino alla morte prematura di entrambi.

(Il Sole 24 ore, 20 settembre 2009)

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Una cella di cielo e mare

«Carlo sta bene, è un
pochino smagrito. Ha un’aria più da uomo serio. Mi domando se ci sciuperanno tutta
la gioventù». Con queste parole la moglie
di Carlo Rosselli, Marion Cave, esprimeva la propria preoccupazione per
l’imminente processo al marito, accusato di avere favorito la fuga in Francia
di Filippo Turati. Ne seguì la condanna e dunque il confino, prima a Ustica e
poi, dal dicembre 1927, nell’isola di Lipari.

(Il Sole 24 ore, 14 giugno 2009)

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Santi, poeti, navigatori e razzisti – La Stampa, 13 ottobre 2008

Sono trascorsi settant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia. Un tema di cui sempre più spesso si fa un uso pubblico distorto, volto a isolare i provvedimenti del 1938 dal fascismo nel suo insieme e, di conseguenza, a relativizzare i caratteri strutturalmente violenti e illiberali di quel regime e le sue aspirazioni totalitarie. Certo non aiuta a una maggiore consapevolezza il successo pubblicistico di un’insistita vulgata anti-antifascista tesa ad affermare l’idea che in Italia il razzismo non fu un fenomeno radicato, ma il frutto tardivo dell’opportunismo di Mussolini, che le leggi razziali vennero applicate all’acqua di rose. 

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