Lo stallo del paese. Il complotto che non c’è

Resistere, resistere, resistere: Berlusconi sembra uno di quei soldatini con l’anima di piombo che oscillano vorticosamente, ma rimangono sempre in piedi. Nonostante gli scandali, i processi, le manifestazioni di piazza, il discredito internazionale, la crisi economica e la diffusa percezione che il suo ciclo politico sia avviato al tramonto.

(Il sole 24 ore, 19 febbraio 2011)

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L’Italia un satellite immobile e senza idee

Al rientro dal viaggio in Cina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha segnalato le «gravi fibrillazioni e incertezze politiche e istituzionali» di cui soffre il paese. Un’immagine ancora più acuta se confrontata su scala globale, a contatto di una realtà come quella cinese che affronta sfide economiche enormi con spirito di innovazione. A Oriente come a Occidente, dal momento che negli stessi giorni le elezioni negli Stati Uniti hanno proposto, con storico dinamismo, volti ed energie nuove: il rinnovatore Obama che solo due anni fa sembrava inarrestabile, oggi è costretto a reinventarsi per rilanciare il lavoro e riparlare al mondo dimenticato del business.

(Il sole 24 ore, 7 novembre 2010)

La lunga estate di Fini, leader senza impazienza

Alla
vigilia della pausa estiva il presidente della Camera Gianfranco Fini ha
continuato a smarcarsi dal presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi giocando in attacco sul filo del fuorigioco: un modulo
calcistico che prevede un notevole dispendio di energie e dunque richiede uno
stato di forma impeccabile e una continua attenzione ai movimenti d’insieme dei
giocatori in campo.

(Il sole 24 ore, 27 luglio 2010)


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Ora l’Italia è tornata sulla terra

La principale novità di
queste ultime settimane è che il premier Berlusconi non è più attaccato a causa
dei propri comportamenti privati o abitudini sentimentali come è avvenuto in un
recente e poco commendevole passato, ma per ragioni di carattere più propriamente
politico. Siamo tra quanti ritengono che l’esperienza del Cavaliere sarà ancora
lunga e ricca di sorprese, ma è fuor di dubbio che essa stia attraversando una
fase di stallo e una crisi di prospettive senza precedenti.

(Il sole 24 ore, 1° luglio 2010)

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Il «giro a vuoto» del bipolarismo forzoso e incivile

 Il
25 aprile dell’anno scorso Berlusconi tenne a Onna, paese raso al suolo dal
terremoto di pochi giorni prima, un discorso sulla Liberazione in cui affermava
che «La Resistenza è – con il Risorgimento – uno dei valori fondanti della
nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà». L’indomani l’Italia si
risvegliò festeggiando i fasti di una nascitura «Berluscolandia», una «città
invisibile», ma concretissima che non sarebbe dispiaciuta a Italo Calvino,
edificata intorno al punto massimo del consenso raggiunto dal presidente del
Consiglio: uomo del fare, messo alla prova con successo dalla tragedia
dell’Aquila, ma al tempo stesso mite e saggio, finalmente inclusivo secondo i
consigli di Gianni Letta e con un’impronta ispiratrice di antica marca democristiana. 

(Il sole 24 ore, 25 aprile 2010)

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Una diversa idea di Italia e di partito

 

Il
discorso di Fini alla direzione nazionale di ieri ha definitivamente chiarito,
se ce ne fosse stato ancora bisogno, che lo scontro in atto con Berlusconi non
è provocato da ragioni di carattere personale o di potere. Un concetto
impegnativo ha assediato il suo discorso, quello di eresia. Fini ha pronunciato
questa parola decine di volte per negarla, ma così facendo l’ha amplificata
finendo per rafforzarla tra qualche applauso e molti fischi.
Il dissenso si
basa su quattro punti di non poco momento se si vuole continuare a militare
nello stesso partito.


(Il sole 24 ore, 23 aprile 2010)

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Dietro Fini un’altra destra

La politica è l’arte del possibile, ma
anche dell’imprevedibile. In pochi, dopo l’esito delle elezioni regionali,
avrebbero preventivato una radicalizzazione del conflitto tra Berlusconi e
Fini. Quei risultati piuttosto sembravano instaurare le condizioni di una
coabitazione difficile, ma necessaria, favorita dall’eccezionale occasione di
una quiete elettorale di tre anni, che preparava una palingenetica età delle
riforme.



(Il sole 24 ore, 17 aprile 2010)

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Il vincitore segreto è Fini

Soffia a destra impetuoso il vento
d’Europa: da Londra a Parigi, da Berlino a Sofia. La stessa prevedibile
composizione del futuro parlamento chiarisce la portata della vittoria del
fronte conservatore: ai popolari dovrebbero andare 263 seggi contro i 163 dei
socialisti. Un successo globale, quindi, che merita un tentativo di spiegazione
complessiva, anche perché la destra vince dove governa come in Francia e in
Germania, ma anche quando è all’opposizione come in Spagna e in Inghilterra.

(Il Sole 24 ore, 9 giugno 2009)

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Il rosso e i neri. Morucci a casa Pound

Nel gennaio 1974, ben prima dunque dell’esplosione del
movimento del ’77, Oriana Fallaci intervistò Giorgio Amendola. La giornalista
era rimasta sorpresa dal fatto che il dirigente comunista avesse utilizzato l’espressione
«fascismo rosso» per descrivere la propensione alla violenza politica dei «partitini»
extra-parlamentari nati sulle ceneri del movimento del ’68. 

(La Stampa, 6 febbraio 2009)

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