La lunga scia di una tragedia

Il 1980 fu un anno
terribile per l’Italia perché il terrorismo raggiunse l’apice della sua spinta
sovversiva. Ormai la memoria di quegli eventi si fa confusa o è del tutto
assente: confusa per chi c’era e, davanti a una minestra fumante, guardava il
telegiornale in silenzio, come se ascoltasse un quotidiano bollettino di una
guerra incivile; assente per chi non c’era e non è stato educato a ricordare.
In
quel tragico anno il terrorismo “rosso” (le Br, Prima linea, il
pulviscolo di organizzazioni nate per imitare i fratelli maggiori) uccise 24
uomini; quello “nero” (con i Nar) ne assassinò 4, rendendo inoltre la
sua manovalanza disponibile a perpetrare il più grave attentato della storia
repubblicana, quello della stazione di Bologna, dove il 2 agosto 1980 morirono
85 persone. 

(Il sole 24 ore, 8 maggio 2010)

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Nel giorno del dolore i brigatisti stiano zitti – La Stampa, 9 maggio 2008

Oggi si celebra la Giornata della memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi, nell’anniversario dell’assassinio di Aldo Moro. Tale provvedimento, caldeggiato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e approvato in modo pressochè unanime dal precedente Parlamento, ha tra i suoi obiettivi quello di correggere lo squilibrio esistente tra l’esposizione mediatica degli ex terroristi e la coltre di silenzio che, fino a poco tempo fa, avvolgeva il ricordo delle vittime e il quotidiano vissuto dei parenti, troppo spesso abbandonati dalla comunità civile e dalle istituzioni. Per ricucire questo strappo si è avvertita l’esigenza di trasformare quel dolore privato in un rito pubblico, un passo obbligato se si vuole avviare una riflessione critica sugli anni del terrorismo, come da più parti auspicato.

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