L’ambizione di Lucio e Peppino

Leggere il libro di Lucio
Magri Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci
(Il Saggiatore, euro 21) nei giorni in
cui i cinema offrono la visione di Baarìa
di Giuseppe Tornatore è un’esperienza consigliabile che
produce curiosi cortocircuiti intellettuali. In entrambe le opere si parla
della storia dei comunisti italiani e uno dei bozzetti narrativi più riusciti
del film è quello in cui il protagonista Peppino, ormai vecchio e disilluso ma
sempre fiero del suo percorso di militanza e di riscatto, spiega al figlio in
partenza per il nord che lui aveva voluto abbracciare il mondo intero, ma le
sue braccia si erano rivelate troppo corte.

(Il Sole 24 ore, 11 ottobre 2009)

 

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Un tram chiamato Manifesto

Valentino Parlato mi accoglie con qualche
esitazione mista a curiosità nella sua casa al centro di Roma, che  nasconde, pur trovandosi al secondo
piano, un sorprendente giardino pensile. Nell’ingresso attira la mia attenzione
il ritaglio ingiallito di un giornale incorniciato: «6 persone rimpatriate per
attivismo comunista sovversivo», recita il titolo del Neo Sunday Ghibli
dell’11 novembre 1951. Tra gli imbarcati
sul piroscafo Celio, che riporterà a casa i «sovversivi», c’è il ventenne
Parlato. La sua avventura dentro la sinistra italiana inizia da lì, dal trauma
di quell’espatrio forzato dalla Libia in mano agli inglesi, dove era nato
perché il padre lavorava all’ufficio delle imposte di Tripoli ai tempi della
colonizzazione fascista. 

(Il Sole 24 ore, 12 luglio 2009) 

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