Al maestro Moro fedeltà impossibile – la morte di Francesco Cossiga

Il
dramma di Cossiga, dentro il turbine della tragedia Moro, è racchiuso in una
foto scattata in una giornata grigia che lo ritrae in ginocchio davanti alla
cappella ove è seppellito l’uomo di governo democristiano: il volto deformato
dai singhiozzi e segnato dal rimorso, la mano a coprire il viso in un gesto di
estremo riserbo catturato dal fotografo; eppure il cancello è chiuso, la tomba
irrimediabilmente inavvicinabile per tanti, ma soprattutto per lui. È noto che
quei 55 giorni lo marchiarono a fuoco sul piano fisico e psicologico: i capelli
si imbiancarono di colpo, la pelle iniziò a riempirsi delle macchie della
vitiligine. In quella primavera 1978 Cossiga aveva 50 anni che incominciarono a
pesare di botto sulle sue spalle, insieme con le scelte compiute, le
responsabili omissioni, le fiducie mal riposte, i ferali errori, il potere
avuto e quello che ancora lo attendeva.

(Il sole 24 ore, 18 agosto 2010)

 

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Piazza Fontana: sfuggire al ricatto della strage

Oggi sono quarant’anni
esatti dalla strage di piazza Fontana. Molti famigliari delle vittime sono
ormai morti, i sopravvissuti attendono ancora giustizia. Le istituzioni
dovrebbero rispettare questo elementare diritto e fare di tutto perché esso
possa avere la massima soddisfazione possibile; l’opinione pubblica dovrebbe
evitare di alimentare due cortine fumogene, all’apparenza opposte, ma in realtà
complementari: la cortina del qualunquismo, per cui sulla strage di piazza
Fontana non sapremmo mai nulla, trattandosi dell’ennesimo mistero italiano
irrisolto da accettare con fatalistica rassegnazione; quella della dietrologia,
in cui i sacerdoti dell’occultismo polverizzano la verità in tante infinite personali
ossessioni che finiscono per annullarsi a vicenda.

(Il
Sole 24 ore, 12 dicembre 2009)

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Le rondini e gli avvoltoi

I documenti sono come le rondini, uno solo non fa
primavera. Per valutare una fonte, dunque, occorre approfondire il contesto in
cui essa è prodotta. La nota del vescovo Riva, redatta nei primi giorni del
gennaio 1975, anticipava la disponibilità di Paolo VI, manifestata il 22
dicembre 1975, a rivedere il concordato. Riva era parte di un fronte
ecclesiastico favorevole a questo progetto, a cui apparteneva, fra gli altri,
il cardinale Pignedoli.

(La Stampa, 17 febbraio 2009)

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Il paese delle carte segrete – La Stampa, 17 novembre 2008, con una lettera del sen. Francesco Cossiga su La Stampa, 18 novembre 2008

Un adagio mai troppo abusato recita che la storia si
fa con i documenti. Tuttavia, per quanto concerne lo studio di temi come il
terrorismo e lo stragismo o di personalità come Moro, la strada per i
ricercatori si trasforma spesso in un percorso a ostacoli, ricoperto da uno
stratificato pulviscolo di diffidenza, ostruzionismo e opacità dei
comportamenti, che rende il loro cammino ancora più arduo. 

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L’Italia ammalata di odio – La Stampa, 23 settembre 2008

Incontro Roberto Cotroneo a Roma per parlare del suo ultimo romanzo, Il vento dell’odio, in uscita oggi per le edizioni Mondadori. Ci troviamo davanti alla libreria «Feltrinelli» e, dovendo discutere di terrorismo, siamo attratti, come da una calamita, dal ghetto adiacente, quel dedalo di vie ove si consumò l’eccidio di Moro. «Ho vissuto quegli anni ad Alessandria, avevo 17 anni. È stata una fortuna perché sono stato testimone, ma non partecipe e la provincia mi ha dato quella media distanza necessaria per poter raccontare». Ma raccontare cosa? 

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