Lo stallo del paese. Il complotto che non c’è

Resistere, resistere, resistere: Berlusconi sembra uno di quei soldatini con l’anima di piombo che oscillano vorticosamente, ma rimangono sempre in piedi. Nonostante gli scandali, i processi, le manifestazioni di piazza, il discredito internazionale, la crisi economica e la diffusa percezione che il suo ciclo politico sia avviato al tramonto.

(Il sole 24 ore, 19 febbraio 2011)

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La politica di Bersani: Il lottatore di sumo a centro ring

In questi ultimi mesi l’opinione pubblica italiana sembra percorsa da una sola parola d’ordine: il Pd è nel pantano, prova ne sia che Berlusconi perde consensi senza che quel partito riesca a intercettarli. I democratici appaiono come un pesce in barile e il loro segretario un novello san Sebastiano infilzato, sul fianco destro, da Fini e Casini e, su quello sinistro, da Di Pietro e Vendola, ovvero dalle alchimie del politicismo neo-democristiano e dai facili personalismi delle primarie di coalizione all’amatriciana. Due modi ugualmente efficaci per morire tra delusioni maliziose e interessati scoramenti.

(Il sole 24 ore, 3 dicembre 2010)

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Sul pendolo costante del Pd


Due fili tanto
sottili da sembrare invisibili uniscono la trama bipolare italiana: il primo va
da Berlusconi a Vendola passando per Veltroni, il secondo da Fini a D’Alema
passando per Casini. Tali personalità, seppur divise in destra, sinistra e
centro, sono accomunate da una medesima cultura politica.

(Il sole 24 ore, 24 maggio 2010)

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Il «giro a vuoto» del bipolarismo forzoso e incivile

 Il
25 aprile dell’anno scorso Berlusconi tenne a Onna, paese raso al suolo dal
terremoto di pochi giorni prima, un discorso sulla Liberazione in cui affermava
che «La Resistenza è – con il Risorgimento – uno dei valori fondanti della
nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà». L’indomani l’Italia si
risvegliò festeggiando i fasti di una nascitura «Berluscolandia», una «città
invisibile», ma concretissima che non sarebbe dispiaciuta a Italo Calvino,
edificata intorno al punto massimo del consenso raggiunto dal presidente del
Consiglio: uomo del fare, messo alla prova con successo dalla tragedia
dell’Aquila, ma al tempo stesso mite e saggio, finalmente inclusivo secondo i
consigli di Gianni Letta e con un’impronta ispiratrice di antica marca democristiana. 

(Il sole 24 ore, 25 aprile 2010)

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Il bipolarismo naviga a vista

Il corpo italiano è
sottoposto a una fibrillazione ormai ventennale che ripropone continue
variazioni sul tema di un medesimo conflitto: Berlusconi sì, Berlusconi no,
oppure dipende. I più ottimisti per descrivere questa lunga fase osano ancora
parlare di “transizione” e intanto i loro capelli si sono fatti
sempre più bianchi. In realtà, un sistema politico che per due decenni indossa
lo stesso abito narrativo è lì a dire che quel vestito, bello o brutto che sia,
lo ha scelto e da esso si sente rappresentato. 

(Il Sole 24 ore, 6 marzo 2010)

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Lo strano clima delle elezioni light

È strana l’atmosfera di questa campagna elettorale: ovattata nei
modi, povera nei contenuti, ove tutti sembrano riposizionati entro una ritualità
delle buone maniere che nasconde con difficoltà il fuoco che cova sotto la
cenere. Sono trascorsi poco più di due mesi dall’episodio del Duomo, da quando
un esaltato lanciò una statuina contro Berlusconi e lo ferì al volto.
Un tempo
confuso e sospeso che sembra una parentesi, una bolla in cui le parti in causa
recitano un copione già scritto.

(Il Sole 24 ore, 26 febbraio 2010)



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Il Pd un elefante immobile travolto dai candidati Avatar

Con procedure diverse sono stati scelti i
candidati del centrosinistra in due regioni di strategica importanza come la
Puglia e il Lazio. È inevitabile che gli amanti della politologia discetteranno
sui criteri di selezione adottati (primarie sempre, primarie mai, solo quando
conviene, solo quando non conviene), ma ciò che più importa sono gli esiti «a
prescindere», ossia le possibilità che i due candidati prescelti avranno di
vincere contro il centrodestra e poi, eventualmente, di governare le due
regioni. Anzi, la variabilità degli stili adottati nel Lazio e in Puglia è lì a
dire che intorno alle primarie non si gioca affatto una battaglia di principio,
ma di più scaltre convenienze, un puro mantello metodologico depositato sul
nudo corpo della politica, a coprire convincimenti, rapporti di forza e
interessi.

(Il Sole 24 ore, 27 gennaio 2010)

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Quer pasticciaccio delle primarie

Nelle ore in cui si sta scegliendo il segretario nazionale del Pd, nell’attesa di essere invasi dal prevedibile trionfalismo sui grandi numeri dei partecipanti al voto, non è inutile riflettere sulla cultura politica oggi predominante in quel partito che il meccanismo delle primarie rivela agli occhi dell’opinione pubblica.

La domanda da cui partire è la più brutale: a che cosa servono queste primarie? Si risponderà: per eleggere il segretario del Pd non solo grazie al voto degli iscritti, ma anche a quello dei suoi potenziali elettori. 

(Il Sole 24 ore, 25 ottobre 2009)

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Il «bersanese» non è moderno, con la risposta dell’on. Pierluigi Bersani su «Il Sole 24 ore» del 13 settembre 2009

La lingua con cui un uomo politico esprime le proprie
idee non è meno importante delle idee stesse, dal momento che il lessico, il
fraseggio, le metafore, le ricorrenze e i tic espressivi di un oratore possono
rivelare le sue effettive intenzioni, quasi a prescindere dal contenuto formale
del dettato.

(Il Sole 24 ore, 12 settembre 2009)

 

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Le primarie? La Dc governava senza

La vicenda della candidatura di Beppe Grillo a
segretario del Pd segna un nuovo capitolo. Dopo che i dirigenti nazionali,
appellandosi a cavilli burocratici, avevano rispedito al mittente la proposta
come irricevibile, ieri il comico genovese è riuscito a tesserarsi presso il
circolo irpino di Paternopoli. Tale Andrea Forgione, segretario della locale
sezione, ha dichiarato di volere lanciare «una forte provocazione alla
dirigenza del Pd» e vive così il suo quarto d’ora di celebrità. 

(Il Sole 24 ore, 18 luglio 2009)

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