Troppo facile sparare sullo Stato

L’Italia è il paese delle stragi, delle stragi impunite. L’opinione pubblica ormai lo sa e vive, sospesa tra indifferenza e rassegnazione, la conclusione dell’ennesimo processo senza colpevoli, quello di Brescia, mentre lo scoramento e l’indignazione recintano come un filo spinato i cuori, le menti e i ricordi dei parenti delle vittime e dei superstiti di quella violenza efferata ancora una volta senza giustizia: sete che non trova ristoro.
(Il sole 24 ore, 23 novembre 2010)

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Dallo stragismo al terrorismo internazionale: tre giocatori contro l’Italia

Iniziare a leggere il libro intervista Intrigo
internazionale. Perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai
potute dire
(Chiarelettere, euro 14) è come passeggiare attraverso i viali
e le geometriche prospettive di un giardino all’italiana con due amici che
parlano fra loro: l’uno è un giornalista e studioso di queste vicende, Giovanni
Fasanella, che sa porre le giuste domande, l’altro è un magistrato di lunga
esperienza, Rosario Priore, che ha dedicato la sua vita professionale a
indagare sul caso Moro, sulla strage di Ustica, sul tentato omicidio di
Giovanni Paolo II e sui principali casi di eversione degli ultimi trent’anni.
Il perno della discussione ruota intorno a una domanda semplice nella sua
brutalità: per quale ragione l’Italia, dal 1969 in poi, è stata dilaniata da
una violenza politica diffusa di opposto colore che ha assunto le forme dello
stragismo e quelle dell’omicidio selettivo provocando centinaia di morti e
migliaia di feriti?

(Il sole 24 ore, 23 maggio 2010)

           

 

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Conferenza sugli anni Settanta – Liceo Marchesi Fusinato, Padova 26 marzo 2010

Per ascoltare la conferenza e vedere l’intervista clicca qui


  • L’uso pubblico della storia contemporanea

             – i reazionari, i conservatori, i rivoluzionari
             – i riformisti
             – cosa vuol dire uso pubblico della storia

  • L’inquadramento storico degli anni Settanta

            – il concetto di crisi
            – il concetto di reduce
            – storia, memoria e verità 

  • Crisi di che cosa?

            – crisi economica. L’austerity
            – l’Autunno Caldo – il movimento operaio
            – la gambizzazione
            – crisi dei partiti
            – crisi sociale: operai, studenti, donne
            – i referendum
            – il doppio volto della crisi

  • La tempesta del terrorismo

          – Il terrorismo di sinistra e il terrorismo di destra
          – lo stragismo neofascista 

Piazza Fontana: sfuggire al ricatto della strage

Oggi sono quarant’anni
esatti dalla strage di piazza Fontana. Molti famigliari delle vittime sono
ormai morti, i sopravvissuti attendono ancora giustizia. Le istituzioni
dovrebbero rispettare questo elementare diritto e fare di tutto perché esso
possa avere la massima soddisfazione possibile; l’opinione pubblica dovrebbe
evitare di alimentare due cortine fumogene, all’apparenza opposte, ma in realtà
complementari: la cortina del qualunquismo, per cui sulla strage di piazza
Fontana non sapremmo mai nulla, trattandosi dell’ennesimo mistero italiano
irrisolto da accettare con fatalistica rassegnazione; quella della dietrologia,
in cui i sacerdoti dell’occultismo polverizzano la verità in tante infinite personali
ossessioni che finiscono per annullarsi a vicenda.

(Il
Sole 24 ore, 12 dicembre 2009)

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Piazza Fontana. Non cade il muro dei segreti

Il 12 dicembre saranno trascorsi
quarant’anni dalla strage di piazza Fontana, quando una bomba esplose nella
sede della Banca nazionale dell’Agricoltura di Milano uccidendo 17 persone e
ferendone oltre 80. Oggi chi attraversa quella piazza può scorgere nell’aiuola
antistante la Banca due lapidi dedicate al ferroviere anarchico, Giuseppe
Pinelli, la diciottesima incolpevole vittima di quella strage: la prima, a cura
degli Studenti democratici milanesi, recita: «Ucciso innocente nei locali della
Questura»; la seconda, patrocinata dal comune di Milano, riporta «Innocente
morto nei locali della Questura». Se l’ambivalenza raggiunge persino i “luoghi
della memoria”, fino a scolpirsi nei processi di monumentalizzazione del
ricordo, ciò è il sintomo di una grave fragilità politica, culturale e civile.

(Il Sole 24 ore, 6 dicembre 2009) 

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